Riaprire i Navigli per far diventare Milano una Healthy City

Come può avere importanti risvolti sul piano della salute dei cittadini un progetto urbanistico e idraulico?

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Si parla di riapertura dei Navigli ormai da più di 10 anni, un periodo di tempo abbastanza lungo, nel quale numerosi architetti, urbanisti e associazioni hanno studiato, pianificato e progettato lo scoperchiamento degli 8km di navigli “tombati” a Milano.

Molte, però, sono state le difficoltà incontrate lungo la strada, prima fra tutti quella riguardante l’enorme costo – anche se lo chiamerei ‘investimento’ – dell’opera. Ma anche diverse resistenze da parte di una cospicua parte di cittadini, che si lamenta dell’aumento del traffico automobilistico che la riapertura comporterebbe, a causa della riduzione della carreggiata.

Altri ancora ritengono la riapertura dei navigli un progetto nostalgico e ormai irrealizzabile, poiché la città è cambiata, così come le sue abitudini e quelle degli stessi cittadini.

Non voglio dilungarmi troppo parlando di navigazione, anche perchè, parlare di navigazione a Milano quando su oltre 140 km di Navigli Lombardi, attualmente, si naviga stabilmente soltanto su 2 km (dalla Darsena a San Cristoforo), fa quasi ridere, se non piangere… (dovremmo imparare dai francesi a valorizzare il turismo fluviale in Italia)

Ho deciso quindi di fare un – grande – passo indietro, e provare ad immaginare il progetto di riapertura non contemplando la navigazione, ma progettandola come una grande opera urbanistica e di salute, capace di intercettare i bisogni dei cittadini in materia di mobilità attiva, sport e spazi di aggregazione.

Lo capisco, riaprire i navigli senza poterci navigare può sembrare assurdo, ma, forse, così non è…

Rendering riapertura Urbanfile via Francesco Sforza

Le Città della salute e l’Agenda 2030

Prima di parlare del progetto, è giusto fare una doverosa premessa, riprendendo le previsioni di crescita dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e le direttive in materia di salute.

Si stima che nei prossimi decenni, le persone che vivono in contesti urbani rappresenteranno il 70% della popolazione globale. Oggi in Italia già il 37% della popolazione risiede nelle 14 Città Metropolitane.

Di conseguenza, il tema della salute non può che diventare una priorità da parte di Sindaci e amministrazioni locali e regionali. Non possiamo andare avanti di questo passo, altrimenti andremo incontro ad un aumento esponenziale di problematiche legate alla salute.

Per questo motivo, l’OMS ha coniato il termine Healthy city, che non descrive una città che ha raggiunto un particolare livello di salute pubblica, piuttosto una città che è conscia dell’importanza della salute come bene collettivo e che, quindi, mette in atto delle politiche chiare per tutelarla e migliorarla.

Tutto questo, ben si integra con i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda2030, in particolare nell’Obiettivo numero 11 “Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili” – ridurre l’inquinamento pro capite prodotto dalle città, in particolare per quanto concerne la qualità dell’aria – e nel numero 3 “Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età” – garantire una vita sana e promuovere il benessere di tutti a tutte le età.

Si può parlare quindi di approccio ONE HEALTH, un approccio intersettoriale che guarda alle molteplici connessioni tra salute umana, animale e ambientale al fine di valutare e gestire la complessità dei rischi per la salute.

Migliorare la qualità dell’ambiente urbano è uno dei principali obiettivi delle Istituzioni Internazionali, che puntano a rendere le città luoghi di vita, lavoro e investimento più attraenti, più verdi, più inclusivi e più sani.

Infine, per concludere questa piccola parentesi, è bene ricordare che l’OMS e l’ OCSE indicano nella sedentarietà una delle maggiori cause delle malattie croniche non trasmissibili. Affrontare il peso dell’insufficiente attività fisica potrebbe prevenire migliaia di morti premature nell’UE e risparmiare miliardi nella spesa sanitaria…

Rendering riapertura Urbanfile via San Marco

Riaprire i Navigli per favorire sport, mobilità attiva e salute

Tornando al progetto di riapertura, non prevedere la navigazione per le imbarcazioni a motore per il trasporto passeggeri, se da un lato riduce l’indotto economico proveniente dalla sfera turistica; dall’altro consente di ridurre la larghezza del canale, ed ottenere così maggior spazio per la realizzazione di piste ciclabili sicure e dedicate, marciapiedi larghi, aree verdi e corsie per mezzi di soccorso, TPL e residenti.

Piste ciclabili e spazi pedonali

Gli scarsi investimenti nei trasporti pubblici urbani e nelle infrastrutture che consentano modalità attive di trasporto (muoversi in sicurezza in bicicletta o a piedi) costituiscono una delle principali barriere nel promuovere efficacemente uno stile di vita sano e attivo.

Il trasporto attivo è correlato alla riduzione delle malattie respiratorie e cardiovascolari e l’incremento dell’attività fisica riduce il rischio di obesità, diabete, cancro e infarto.

Bisogna quindi incoraggiare l’utilizzo delle modalità attive di trasporto tramite l’apposita creazione di strade e piste ciclabili sicure e ben collegate!

Su questo fronte, stanno prendendo sempre più piede diverse iniziative, come le Città a 30 all’ora, in cui far convivere in sicurezza gli utenti più deboli della strada con i veicoli a motore e le Piazze Aperte, un progetto del Comune di Milano che utilizza l’approccio dell’urbanismo tattico per riportare lo spazio pubblico al centro del quartiere e della vita degli abitanti.

Rendering riapertura Urbanfile via M. Gioia, altezza Cassine de Pomm

Acqua e sport

E qui, la domanda sorge spontanea: cosa ti serve riaprire i Navigli, non basta fare ciclabili, inserire aree verdi e limitare l’accesso alle automobili?

No, non basterebbe, perchè, oltre al fatto che la presenza dell’acqua veicola numerosi benefici all’uomo (per saperne di più sui benefici leggi questo articolo), si potrebbe comunque utilizzare il Naviglio per la fruizione sportiva, prevedendone l’utilizzo per canoe e kayak, offrendo così un ulteriore luogo all’aperto nel centro cittadino in cui fare sport, per giunta nell’acqua!

Inoltre, si potrebbero anche prevedere zone relax con piattaforme galleggianti in cui “pucciare” i piedi nel canale o semplicemente sedersi “in riva” ed ammirare lo scorrere lento dell’acqua.

Il canottaggio a favore della riabilitazione

Per quanto riguardo lo sport, invece, tenendo presente la non balneabilità dei Navigli, solo gli sport a remi sono consentiti.

Al momento, ci sono ben 3 canottieri sul naviglio Grande, l’una vicinissima all’altra, che si “contendono” circa 5 km di Naviglio in cui allenarsi, stando sempre attenti alle imbarcazioni turistiche che navigano sul canale.

Offrire un altro spot in cui fare corsi di canoa, potrebbe incontrare numerose adesioni di persone che vivono lontane dalla zona dei Navigli; lavoratori del centro città che invece di chiudersi in palestra dopo il lavoro praticherebbero sport all’aria aperta; bambini che, usciti dalle numerose scuole del centro, possono uscire di casa e “montare” sulla canoa…

Inoltre, il canottaggio si è rivelato uno degli sport più indicati per le finalità riabilitative in donne sottoposte ad interventi chirurgici alla mammella. Svariati studi hanno dimostrato quanto tale attività possa portare ad un benessere generale e ad un giusto equilibrio con il proprio corpo e con l’ambiente circostante.

Rendering riapertura Urbanfile via M. Gioia

Infatti, “la completezza del gesto tecnico della voga interessa tutti i distretti muscolari, rendendo la pratica del Canottaggio idonea e funzionale al recupero post oncologico e preventiva in pazienti a rischio linfedema, pratica che segue delle linee guida che privilegiano la fluidità e l’armonia del gesto tecnico rispetto all’impegno fisico, soprattutto nella fase iniziale” (continua su Il Messaggero). 

Anche la presidente Nazionale di Federsanità Tiziana Frittelli ed il Direttore Generale dell’AO san Giovanni Addolorata di Roma affermano che “il canottaggio è ideale per la riabilitazione e per scoprire un nuovo stile di vita a contatto con la natura nel quadro ampio del concetto di salute one health e di sinergia tra sport e salute. La pratica all’aria aperta ed il concetto di equipaggio rendono il canottaggio una disciplina eletta per tutti, anche per coloro che hanno affrontato il percorso faticoso della malattia, come ad esempio una patologia oncologica”.

Sul Naviglio Grande, le ragazze di C6 Siloku sono già solite fare uscite a bordo dei Dragon boat per allenarsi e fare gruppo, divertendosi a colpi di pagaia lungo il canale.

Credits Facebook C6 Siloku

Salute a 360°

Abbiamo visto quindi come la creazione di spazi a misura di persona siano essenziali e ideali per promuovere e incentivare corretti stili di vita, favorire il trasporto attivo e invogliare a fare sport.

Oltre ai benefici legati alla persona, dobbiamo anche considerare quelli legati all’ambiente – che inevitabilmente e indirettamente si ripercuotono anche sull’uomo – come per esempio la riduzione del traffico veicolare a favore dell’utilizzo di mezzi ecologici di micromobilità.

Insieme all’inquinamento atmosferico prodotto dallo smog automobilistico, causato sia dal fumo dei tubi di scappamento, sia per lo sfregamento delle gomme sull’asfalto e dei freni, si ridurrebbe anche quello acustico. Oltre a contribuire, seppure in piccolo, a contrastare il surriscaldamento globale.

Il grigio delle strade, che da sempre ha caratterizzato in negativo Milano – insieme alla nebbia, la quale ormai non si vede quasi più – sarebbe sostituito da dorsali verdi e azzurre, luoghi in cui riposare il fisico e, perché no, anche l’anima!

Ho già raccontato in un precedente articolo quali siano i benefici derivanti da questi spazi verdi e blu, ma vale la pena ricordare come la presenza di acqua, anche un semplice e limpido rigagnolo, possa contribuire a farci stare meglio, donandoci pace e serenità. E di come gli alberi e le aree verdi contribuiscano a ridurre la produzione del cortisolo, l’ormone dello stress.

Insomma, non solo salute fisica, ma anche mentale. Dobbiamo impegnarci a rendere le città che abitiamo, dei luoghi ideali in cui vivere.

Rendering riapertura Urbanfile piazza San Marco, più aggiunta di canoa

Pianificare una città ideale

Come afferma il Professor Andrea Lenzi, presidente dell’Health City Institute, “La pianificazione di una città ideale non è fatta solo di interventi urbanistici, bensì è il risultato di una combinazione di politiche pubbliche, dove quelle riguardanti la salute rivestono un ruolo e una posizione prioritari, e di interazioni multidisciplinari e multilivello. Lo sviluppo sostenibile non potrà essere raggiunto senza trasformare in modo significativo il modo in cui concepiamo e costruiamo le politiche per la salute all’interno dei nostri spazi urbani“.

Per la realizzazione di questo progetto, come di tutte le opere volte alla promozione della salute urbana, a farsi carico dell’opera non deve esser soltanto il Comune in questione, anzi, bisognerebbe prevedere modalità di partenariato pubblico-privato.

Molte volte, per promuovere sani stili di vita, è necessario intraprendere scelte “coraggiose”, spesso in contrasto con gran parte della popolazione, ma per questo non bisogna aver paura di perdere voti.

Si deve iniziare a considerare la salute uno degli aspetti fondamentali della nostra vita, impegnandoci tutti insieme a fare qualche piccolo sacrificio in più, per riuscire ad offrire un futuro migliore alle prossime generazioni ed anche a noi stessi.

Rendering riapertura Urbanfile via Senato

E poi, dai, a chi non piacerebbe poter pagaiare in centro città, magari partendo dalla Cassina de Pomm e arrivando in Darsena, tagliando interamente la città lungo la Cerchia Interna, fra palazzi storici e chiese meravigliose!


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