Il restauro delle conche

L’intervento di restauro della Conchetta 

Dopo quasi trent’anni di disuso, grazie all’intervento di restauro e recupero funzionale attuato e finanziato dalla Regione Lombardia negli anni 2005 e 2006, si è tornato a navigare compiendo la “concata”e utilizzando il bacino della conca per superare con l’imbarcazione il dislivello di quasi due metri esistente in quel punto del canale.
Al recupero ha contribuito anche il Rotary Club Milano Nord-Est per il progetto idraulico ed elettromeccanico.

La Conchetta a Milano

Il cantiere della Conchetta è definito sperimentale, in quanto sia il restauro conservativo che il recupero funzionale del manufatto determinano un prototipo di conca storica restaurata e automatizzata a cui riferirsi per i futuri interventi sulle restanti conche. Essendo ubicata in area urbana centrale sono state operate comunque delle scelte progettuali che in altri contesti potrebbero non verificarsi: si è optato per la ricostruzione della soglia storica ottocentesca, che qui più che nelle conche successive si palesava fattibile, annullando per quanto possibile le stratificazioni degli interventi postumi.

In tal senso la Soprintendenza dei Beni Ambientali e Architettonici di Milano ha dato il benestare per la sostituzione delle porte vinciane del ‘900 in ferro con nuove porte lignee, ricostruite sul modello originale ricavato da documenti degli archivi storici e manufatti ottocenteschi conservati presso il Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano e alla Conca delle Gabelle di via S. Marco. Anche il casello di servizio ottagonale in mattoni presente nella stessa conca ha costituito l’esempio per la ricostruzione del casello in Conchetta, in sostituzione della casetta metallica novecentesca.

Per ciò che concerne il recupero funzionale, invece, è più che pertinente il termine sperimentale, in quanto il sistema adottato prevede l’applicazione di una tecnologia d’avanguardia per la valorizzazione di un’opera antica.

Il progetto del sistema di movimentazione della conca è stato condotto in modo sinergico con l’aspetto storico architettonico, riprendendo gli antichi meccanismi funzionali, minimizzando l’impatto visivo degli impianti e cercando al tempo stesso l’applicazione di tecnologie innovative che garantissero robustezza, automazione e facilità di gestione centralizzata dei servizi di navigazione. Le opere civili hanno determinato il restauro conservativo completo del corpo edilizio con operazioni di pulitura, consolidamento, risanamento e nel contempo la demolizione e rimozione di parti aggiunte, la ricostruzione e il reintegro di parti mancanti, nuove costruzioni, completamenti e opere di finitura.

Intervento di restauro Conca Fallata

Il progetto della riqualificazione della Conca Fallata (ottobre 2004-dicembre 2006) del Naviglio di Pavia nasce da un’intuizione dell’Associazione Amici dei Navigli che riprende l’utilizzo del salto idraulico che le Cartiere Binda avevano già attuato all’interno dello storico stabilimento adiacente. AEM (oggi A2A) ed il Comune di Milano, raccogliendo positivamente la sollecitazione della Regione Lombardia, hanno reso possibile l’intervento nel quadro dello sviluppo delle energie rinnovabili e della ripresa della navigazione turistica sui navigli.

La Conca Fallata, come tutte le 12 conche che consentono di superare i circa 56 metri di dislivello fra Milano e Pavia, è dotata di un “canale derivatore” che, scorrendo parallelo alla conca o “canale di navigazione” consente alla portata di defluire compiendo uno o più salti per dissipare l’energia di caduta.
Nel caso della Conca Fallata la differenza di quota è di 4,66 metri.

Quando 9.000 litri al secondo compiono un salto di 4 metri e 66 centimetri, la caduta dell’acqua libera un’energia che, quando in precedenza vi erano i gradoni in granito, si traduceva in una forte agitazione dell’acqua priva di finalità (dissipazione dell’energia); con l’attuale presenza di della turbina si ha invece la trasformazione dell’energia da una forma, energia idraulica, ad un’altra forma, energia elettrica.

La principale difficoltà incontrata nella progettazione e realizzazione della mini-centrale è legata alla sua collocazione all’interno della conca e precisamente all’interno del canale derivatore. Oltre alla macchina, di forma tubolare molto compatta, è stato necessario realizzare un canale che sottopassa la turbina, detto “canale di by-pass” in grado di far passare l’acqua anche quando il macchinario è fermo per manutenzione o guasto.

All’imbocco del canale derivatore è installata una griglia ferma-detriti che protegge la turbina ed il suo by-pass dal materiale portato dalla corrente (erosione, intasamento).

Il materiale che si ferma sulla griglia viene asportato mediante un sistema automatico di sgrigliamento che afferra il materiale che si deposita sulla griglia e lo deposita nei 4 cassonetti standard Amsa a servizio del sistema. Il sistema funziona in continuo provvedendo alla pulizia dell’acqua che fluisce nel naviglio. I rifiuti vengono quotidianamente raccolti da Amsa nell’ambito del servizio cittadino.


Fonte:
– http://www.amicideinavigli.it/index.php/opere-realizzate