Naviglio Grande e Canale industriale: una storia che si intreccia

Canali di ieri e di oggi: Naviglio Vecchio, Canale industriale e Naviglio Grande

E’ complicato districarsi fra i canali, soprattutto quando si intersecano fra loro, si avvicinano e poi si separano, e non solo geograficamente ma anche storicamente. Un po’ come succede fra Somma Lombardo, Tornavento e Turbigo con il Naviglio Grande ed il Canale Industriale.

Partiamo dal principio: nella seconda metà del XII secolo viene avviata la costruzione del Naviglio Grande, che partendo da Tornavento in 50 km giungeva fino a Milano.

La Paladella a Tornavento, fotografia di Claudia Tramarin

Il Naviglio Grande è infatti un canale artificiale, che si origina dall’ampliamento e abbassamento del precedente canale difensivo chiamato “Ticinello”, il quale derivava le acque dal fiume Ticino a Tornavento. Il Ticinello serviva appunto a dividere le terre di Milano da quelle di Pavia, un tempo fedele alleata del Barbarossa (acerrimo nemico dei Milanesi).

Tuttavia oggi, a causa di varie modifiche effettuate sul territorio, la portata effettiva del Naviglio Grande deriva dalle acque del Canale Industriale, che nasce alle dighe del Panperduto.

Le opere di presa del Naviglio: lo “Sperone” e la “Paladella”

Le opere di presa del Naviglio costituirono da sempre il punto più delicato di tutto il canale, a motivo dell’elevata variabilità delle portate del Ticino (i 2.000-3.000 metri cubi al secondo delle piene si riducevano, prima della costruzione delle opere di regolazione del Lago Maggiore alla Diga della Miorina, anche a 50 metri cubi al secondo nei periodi di magra) e impegnarono nel corso dei secoli i migliori ingegneri idraulici milanesi.

Lo sperone e la paladella a Tornavento fotografia di Claudia Tramarin

Dalla primitiva palizzata, infissa nell’alveo del fiume e munita di fascine per aumentarne la tenuta, che veniva regolarmente distrutta in occasione di ogni piena, si passò poi ad opere più moderne, simili a quelle odierne, che comprendono:

  • lo “Sperone” a forma di cuneo, ricoperto da blocchi di granito e sopraelevato di un paio di metri rispetto al livello normale delle acque del canale, che dà inizio alla sponda destra del Naviglio e ne divide le acque da quelle del Ticino, preceduto dalla “Paladella””;
  • la Paladella: l’origine di questo nome non è nota, è una piattaforma in muratura rivestita da lastre di granito, normalmente sommersa dall’acqua, tranne nei periodi di asciutta. Dallo “sperone” essa si protende obliquamente per  280 metri nel letto del fiume tramite una schiera di blocchi di granito incernierati da staffe metalliche, che taglia in due le acque del Ticino dando origine in sponda sinistra all’antico canale.
    Oggi si possono ancora notare dei fori nelle lastre di pietra che dividevano il canale: queste un tempo servivano per inserire delle assi di legno per regolare meglio l’afflusso di acqua. Tramite lo sperone, viene anche lasciato libero un terzo dell’alveo in sponda piemontese (denominato “bocca di Pavia”, perché consentiva di continuare la navigazione sul fiume in direzione di Pavia).

La Paladella Spagnola costituisce l’elemento più importante della presa del Naviglio Grande, in quanto rialza le acque del Ticino e le convoglia nel canale, consentendo nel contempo a quelle eccedenti di traboccare nel fiume. La diga attuale è quella risalente al XVII secolo, ricostruita in epoca di dominazione spagnola sui resti della precedente.

Planimetria dell’impianto di Tornavento originale, da “https://cpcontainer.weebly.com/centrali-idroelettriche.html?”

Il Naviglio Vecchio

Oggi però questa antica diga non serve più ad alimentare le acque del Naviglio Grande, perché nel tempo la portata del fiume  è cambiata e la sua acqua viene derivata anche in altri canali più a monte riducendo molto la quantità disponibile per il vecchio incile del Naviglio.

Tuttavia un po’ di acqua entra ancora, trasformando questo primo tratto di Naviglio Grande (antico) nel cosiddetto Naviglio Vecchio: un luogo naturalistico molto bello. Si tratta oggi di un’area umida amata dall’avifauna, che la usa per fermarsi durante le lunghe migrazioni e durante la riproduzione.

Il Canale scaricatore della centrale di Tornavento, fotografia di Claudia Tramarin

Essendo la presa del Naviglio “a bocca libera”, cioè sprovvista di un edificio di regolazione, lungo la sponda destra del canale, tra Tornavento e Turbigo, erano posti ben otto “scaricatori”. Questi servivano a fugare le acque eccedenti in periodo di piena; oggi rimane in attività solo il più importante, cioè il “Marinone”, di fronte alla Cascina Castellana.

All’imbocco del Naviglio vecchio è ancora visibile il vecchio idrometro, che consentiva ai regolatori di misurare le variazioni delle portate del canale, rispetto alla competenza di 60 m3/sec. Nel 1904, in località Castellana, le acque del Naviglio furono deviate nel nuovo canale della centrale idroelettrica di Turbigo.

Dal 1943 poi, con l’entrata in esercizio della centrale di Tornavento, il Naviglio riconquista le sue acque nel tratto compreso tra l’incile e Turbigo solamente in occasione dell’asciutta del canale industriale dei tre impianti idroelettrici.

Centrale di Tornavento, fotografia di Claudia Tramarin

Qui è presente la diga della Centrale di Tornavento, che possiede un’apertura poco appariscente, non molto grande, che rimane permanentemente aperta, poiché ha lo scopo di tenere sempre e costantemente pochi centimetri d’acqua tra Tornavento e Turbigo, all’interno del Naviglio Grande Vecchio.

La “Casa della Camera”

Degna di nota è l’antica “Casa della Camera“, in seguito chiamato “Ufficio del Genio Idraulico“, l”edificio dal quale si vigilava sulla derivazione delle acque del canale e si riscuoteva il “dazio della catena”, cioè il pedaggio che doveva essere pagato dai barconi in transito.

Il dazio era destinato soprattutto per la pulizia e la manutenzione del Naviglio stesso. Addossata al suo lato antistante il Naviglio (vecchio) si ergeva, a protezione dei naviganti l’oratorio di S. Antonio abate, una piccola chiesa munita di campanella.

Effige sulla casa del Genio Idraulico a Tornavento

Affrescati sulla sua facciata vi erano i santi Antonio e Cristoforo, ai quali venivano riservate molte preghiere dei barcaioli di passaggio, (San Cristoforo è il protettore dei trasportatori e quindi dei barcaioli) in quanto il loro viaggio era ricco di insidie e pericoli, derivanti soprattutto dalle undici rapide del Ticino esistenti tra Sesto Calende e Tornavento.

Su queste “rapide” veniva raggiunta la spaventosa velocità di 20 miglia orarie, tanto che le norme di navigazione sul fiume richiedevano la presenza di almeno quattro barcaioli per il governo di ogni natante.

Fu lo stesso fiume che provocò la rovina della chiesetta, durante la memorabile piena dell’ottobre 1868, e non fu più riedificata in quanto, con l’apertura nel 1865 del tronco ferroviario tra Sesto Calende e Milano, i traffici tra il Lago Maggiore e il capoluogo avevano abbandonato ormai le vie d’acqua.

Il percorso del Naviglio Grande oggi

Ma quindi l’acqua che arriva a Milano nel Naviglio Grande da dove arriva?

All’inizio del 900 dalla Diga del Panperduto a Somma Lombardo, venne derivato un secondo canale oltre al canale Villoresi: il canale Industriale (un tempo chiamato Canale Vittorio Emanuele III) utilizzato per il funzionamento di alcune centrali idroelettriche (di Vizzola, di Tornavento e la Centrale Castelli di Turbigo).

Raggiunse il suo completamento definitivo e l’aspetto attuale negli anni 40 (la prima centrale di Vizzola è del 1901) prelevando dal Ticino, presso le dighe del Panperduto 120 mq di acqua al secondo.

Turbigo inizi ‘900, costruzione del canale Industriale. Tratto da “Il Naviglio Grande – documenti d’archivio” a cura di Mario Comincini

Le 3 diramazioni del Canale Industriale a Turbigo

Al suo arrivo a Turbigo, dopo aver alimentato la Centrale Idroelettrica ENEL Greenpower di Turbigo, ed esserne uscita, quest’acqua si divide in tre parti:

  • la maggior parte entra a sinistra, nel Naviglio Grande (circa 64 mq), che qui riprende la sua portata effettiva e scorre in direzione Milano per circa 40 km;
  • un’altra parte entra all’interno di un canale scaricatore posto davanti alla centrale, detto “Turbighetto” il quale va ad alimentare un’altra piccola centrale idroelettrica: la “centrale dei tre salti”, innalzata nel 1922 con lo scopo di recuperare parte dell’energia, per poi tornare nel Ticino,
  • la terza parte, invece, si dirige verso destra, facendo una cosa molto strana…. scorre, apparentemente, in direzione opposta al Naviglio Grande: risale infatti verso nord, all’interno di un canale detto appunto “Canale di regresso“. Successivamente questo intercetta la poca acqua che arriva dal Naviglio Vecchio e torna anch’esso al Ticino, in località “casa delle barche”.

All’interno dell’alveo del Canale di regresso è costruita una sorta di rialzo poco appariscente, a curva: questo per agevolare il flusso in regresso (“al contrario”), facendolo andare più agevolmente verso il Ticino, anziché dritto verso Ponte di Castano .

Mappa Canali di Turbigo

A valle della centrale termoelettrica di Turbigo è stata rifatta di recente una diga, provvista di conca: quando questa diga è chiusa, l’acqua viene convogliata nel Ticino, anziché proseguire verso Milano.

La diga di Turbigo viene utilizzata per regolare le acque del Naviglio Grande e quindi del Naviglio Pavese. Questa infatti viene chiusa durante i periodi di asciutta dei canali (asciutta autunnale e primaverile) per permettere al Consorzio Est Ticino Villoresi di effettuare i lavori di manutenzione al canale.

Inoltre, qui il Naviglio Grande viene utilizzato per il raffreddamento degli impianti della centrale termoelettrica adiacente.

Conca sul Naviglio Grande a Turbigo
Diga di Turbigo

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Fonte:
Claudia Tramarin (Guida Naturalistica Parco del Ticino) & Mario Vitale
http://www.fmboschetto.it/Lonate_Pozzolo/Naviglio.htm
– https://cpcontainer.weebly.com/centrali-idroelettriche.html?