Il Naviglio di Paderno

Il Naviglio di Paderno e Leonardo da Vinci

Il Naviglio di Paderno è un canale artificiale che scorre parallelo al fiume Adda nel comune di Paderno d’Adda a nord-est di Milano, lungo 2,6 chilometri e con un dislivello di ben 27 metri.

Il problema della sua forte pendenza fu risolto grazie alla costruzione di sei conche con salto variabile fra i tre e i sei metri circa. Per controllare le piene, il Naviglio fu fornito di tre scaricatori che, attraverso 28 porte, immettevano nell’Adda le acque in eccesso.

Questo Naviglio di Paderno è lungo 2.605 metri; largo 11 sul fondo; l’acqua è sempre tenuta a metri 1,20 d’altezza, colla pendenza di 0.10 almeno, e 0.45 al più ogni mille metri, sicché ha la velocità, per minuto secondo, di metri 0.31 al minimo, e 1,50 al massimo. La pendenza è divisa per metri 26.40 fra i sostegni, e per metri 1.10 fra il declivio del fondo”.
(C. Cantù, Grande illustrazione del Lombardo Veneto, Milano, 1857)

Il Naviglio di Paderno – Fotografia di Domenico Valsecchi

Con la realizzazione del Naviglio di Paderno nel 1777 si poté finalmente realizzare il completamento del sistema dei Navigli , collegando così la navigazione dal Lago Maggiore al Lago di Como, senza ricorrere al traino delle barche e al trasbordo delle merci.

Storia

L’idea prima del progetto di un canale che potesse permettere la navigazione tra Milano e il Lago di Como, nacque dopo la battaglia di Marignano (nome dato dai Francesi alla città di Melegnano) del 1515 sotto l’egida di Francesco I di Francia che, nel 1516 incaricò Leonardo da Vinci di fare i primi studi per la realizzazione del Naviglio di Paderno.

Gli studi di Leonardo

Leonardo propose di risolvere il dislivello tra l’incile, posto poco più a monte dei Tre Corni, e lo sbocco del Naviglio nell’Adda, all’altezza della Rocchetta, con una sola conca a pozzo, munita di una paratoia a saracinesca, che avrebbe dovuto superare un salto di circa 24 metri.

La diga sarebbe servita ad elevare il livello del fiume fino ad alimentare un canale che partiva da Brivio e, scorrendo parallelamente all’Adda, arrivava fino a Trezzo.

Per quanto affascinante, il progetto tuttavia non era ancora realizzabile per la tecnologia dell’epoca…

Le idee progettuali di Leonardo per il Naviglio di Paderno furono probabilmente elaborate quando era ospite a Vaprio, nella casa di Francesco Melzi: un serie di schizzi e frammenti sono infatti rintracciabili all’interno del Codice Atlantico.

Le rapide del Ticino e l’incile del Naviglio di Paderno (indicato da Google come “fiume Adda” erroneamente) che scorre parallelo evitandole

L’inizio dei lavori

All’origine del primo progetto realmente compiuto per il Naviglio di Paderno, si pone l’atto di donazione di Francesco I datato 7 luglio 1516, il quale concedeva alla città di Milano la somma di 10.000 ducati annui (da trarre dal dazio sulla mercanzia) destinandone la metà alla costruzione di un nuovo canale navigabile.

In seguito a tale disposizione sovrana, si procedette alla nomina della Commissione dei lavori, guidata dagli ingegneri Bartolomeo della Valle e Benedetto Missaglia, incaricata di studiare la possibilità di derivare un nuovo Naviglio a Milano.

I due ingegneri scelsero lo scavo di un canale su una parte dell’Adda che non era navigabile e ponevano l’incile nei pressi del Sasso di San Michele. Bisogna infatti ricordare che le merci (legno, carbone, vino) che scendevano dal lago di Como lungo l’Adda, dovevano essere scaricate a terra per alcuni chilometri quindi ricaricate sull’Adda, e da lì sul naviglio della Martesana fino a Milano, tramite la Cerchia Interna.

I lavori cominciarono effettivamente nel 1520, ma vennero interrotti poco dopo, a causa della guerra tra Francesco I e Carlo V, dove i francesi furono sconfitti nella battaglia della Bicocca (1522).  

La dominazione spagnola ed il progetto del Meda

Nel 1557, durante il regno di Filippo II, la città di Milano si risolse a costituire una nuova commissione incaricata di riprendere le pratiche per realizzare la navigazione continua dal Lago di Como a Milano.

Si decise di attenersi al disegno delle opere incominciate durante la dominazione francese, ma i costi accresciuti dovuti all’aumento del prezzo delle materie prima e della manodopera, indussero ad abbandonare l’idea.

Completato nel 1572 l’ampliamento del Naviglio della Martesana in modo da garantire lungo il canale una portata costante (requisito indispensabile per la navigazione della grandi barche, tornò di attualità l’ipotesi di perfezionare la via d’acqua dell’Adda eliminando la rottura di carico rappresentata dalle rapide di Paderno.

Mentre la città veniva chiusa dagli spagnoli con la nuova cintura dei “bastioni”, nel 1574, Giuseppe Meda, uno dei più grandi ingegneri idraulici milanesi, propose alle autorità spagnole la soluzione di rendere navigabile tutto il percorso dell’Adda, scavando un naviglio molto breve e costruendo, con la conca detta “Castello” (per via della mole imponente), due sole conche, rispettivamente di 6 e 18 metri per vincere tale dislivello.

Nel “castello“, un parapetto di legno divideva il bacino ordinario in due camere tra di loro comunicanti verso il fondo: con lo scopo di “mortificare la cascata” e impedire danni alle imbarcazioni durante la fase di riempimento della conca.

Per evitare incidenti durante lo svuotamento, Meda aveva invece previsto un canale di soccorso laterale, ossia un bacino separato dalla conca vera e propria da un muro di mezzo con una serie di aperture dotate di portine, disposte a diverse quote.

Nel 1574 Giuseppe Meda indirizzò quindi al Consiglio generale della Città di Milano un memoriale anonimo in cui prometteva di rendere navigabile l’Adda tra il Lago di Como e l’incile del Naviglio Martesana, realizzando entro due anni un canale artificiale per l’importo di 32.000 scudi.

Conca di Cornate d’Adda,

L’inizio dei lavori

Finalmente, dopo diverse trattative e obiezioni al progetto, nel 1590 giunse finalmente l’approvazione di Filippo II, mentre i lavori iniziarono effettivamente l’anno seguente.

Tuttavia, dopo i primi risultati raggiunti, l’entusiasmo iniziale andò scemando e nel 1592 ebbe inizio una serie di disavventure che impedì il compimento dell’opera, tra cui: la friabilità del terreno, una forte tempesta di gelo, la mancanza di fondi d’investimento e la lentezza dell’amministrazione spagnola .

Dopo diversi anni in cui i lavori subirono importanti rallentamenti, il povero Giuseppe Meda, gravemente malato e finito in povertà, morì il 18 agosto 1599; di conseguenza la Città di Milano nominò direttore dei lavori il suo amico fraterno Alessandro Bisnati.

Alla morte del Meda, le sponde del primo tratto del canale erano quasi ultimate e alle conche mancavano soltanto le strutture in legno.

Tuttavia, l’improvvisa piena dell’Adda dell’autunno di quell’anno compromise una volta per tutte l’opera, determinando così la cessazione della navigazione da poco attivata ne l primo tratto.

La dominazione Austriaca

Divenuta Milano e la Lombardia in mano austriaca, tornò in auge il progetto della continua navigazione e quindi comunicazione con il Lago di Como tramite il Naviglio di Paderno e con la città di Pavia, tramite la prosecuzione dei lavori sul Naviglio Pavese (interrotti nei pressi della “Conca Fallata” ad inizio del secolo scorso).

Così, dopo diversi studi e innumerevoli progetti con nuove disposizioni per mediare tra gli interessi contrastanti della popolazione di Milano e quella di Como, il Regio Dispaccio del 4 febbraio 1773 sanciva la definitiva approvazione di Maria Teresa alla realizzazione dei canali di Paderno e di Pavia.

Il progetto venne quindi affidato alla ditta Nosetti e Fè, composta dal matematico Pietro Nosetti e dalla famiglia Fè di origine svizzera, appaltatori d’opere presenti sul mercato edile di Milano dalla seconda metà del XVII secolo.

Il problema tecnico per superare le rapide di Paderno fu quindi superato grazie agli studi di Nosetti ed al progetto dell’ingegnere idraulico Paolo Frisi, che prevedevano inizialmente la ripartizione del salto d’acqua in dieci tronchi orizzontali.

Quattro anno più tardi, nel 1777, il canale venne finalmente ultimato (a differenza del Naviglio Pavese, in cui i lavori non ripresero).

Conca grande e Santuario della Rochetta

Il Naviglio di Paderno ultimato

Il Naviglio, della lunghezza di 2.600 metri, si dipartiva così all’altezza del Sasso di San Michele e comprendeva 6 conche di medio salto, nell’ordine:

  1. Conchetta (perchè copre un salto di soli 3,39m)
  2. Conca vecchia (perchè coincidente con la prima conca del Meda)
  3. Conca delle fontane (per la presenza in quel punto di acque sorgive)
  4. Conca grande (posto sotto la chiesa della Rocchetta e corrispondente con il celebre Castello)
  5. Conca di mezzo
  6. Conca in Adda.

A causa dell’inesorabile opposizione della Repubblica di Venezia a qualunque sconfinamento in territorio bergamasco, la strada alzaia fu costruita interamente sulla ripida sponda milanese.

La mattina dell’11 ottobre 1777, giorno della solenne inaugurazione della navigazione, l’arciduca Ferdinando, sua moglie, il Conte Firmian, Nosetti e Giuseppe Fè, salparono dal porto di Brivio a bordo di una barca tutta addobbata per l’evento, per percorrere il Naviglio e l’Adda fino a Concesa, presso Trezzo.

Il collaudo definitivo dell’opera avvenne nel 1790, perché le continue frane e piede dell’Adda ne rendevano precaria la stabilità.

Il lento declino del Canale

Sulla nuova via d’acqua cominciarono subito ad affluire verso Milano merci come il ferro, il carbone e il legname, nonché gustoso pesce fresco; di questo traffico si avvantaggiò soprattutto la città di Lecco.

Fu istituito inoltre un servizio pubblico regolare fra il Lago di Como e Milano, che cominciò a essere operante già nel 1790, dopo l’avvenuto collaudo.

Tuttavia, il sommarsi di diverse situazioni poco favorevoli, come rallentamenti, rotture di carico, mancanza di acqua (perchè prelevata per l’uso irriguo) e impedimenti di varia natura, finì inevitabilmente per scoraggiare i mercanti e gli spedizionieri a servirsi della navigazione per i propri traffici.

Così, dalla fine dell’Ottocento, anche il Naviglio di Paderno entrò in crisi e verso il 1930 ogni attività sul canale fu cessata: le sue acque non servirono più neppure per l’irrigazione.

Il Naviglio di Paderno dal ponte di San Michele – Fotografia di Domenico Valsecchi

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Fonti

  • Giuseppe Bruschetti, “Istoria dei progetti e delle opere per la navigazione interna del milanese”, 1857
  • Cesare Cantù, “La grande illustrazione del Lombardo-Veneto”.
  • Andrea Castagna, “Il Naviglio di Paderno. Un’opera pubblica nella Lombardia del secondo Settecento”, 2016.
  • https://www.milanofree.it/milano/storia/naviglio_di_paderno.html