Leonardo a Milano

I soggiorni Milanesi di Leonardo da Vinci

Sentendosi forse trascurato da Lorenzo de’ Medici, il trentenne Leonardo da Vinci, si sposta da Firenze a Milano tra la primavera e l’estate del 1482. La città lombarda è ricca quanto Firenze e quasi altrettanto vivace da un punto di vista culturale, anche se non ancora alla sua altezza. Milano al momento è governata da Ludovico Maria, detto il Moro, appartenente alla famiglia Sforza, che detiene il potere dal 1450, quando il capitano di ventura, Francesco Sforza, viene acclamato signore della città, dopo che Filippo Maria Visconti, non avendo avuto figli, aveva lasciato in eredità il Ducato ad Alfonso V d’Aragona, re di Sicilia e di Napoli.

Ludovico il Moro ha la stessa età di Leonardo ed è molto colto, amante delle arti e delle scienze. Ludovico ha inoltre l’ossessione della morte e dunque ha fretta di lasciare un segno nella storia; per questo investe grosse quantità di soldi in ambiziosi programmi di urbanistica, architettura ed arte.

L’ARRIVO A MILANO:
Quando Leonardo arriva a Milano trova infatti alcuni uomini di grande valore e di giovane età tra cui: l’architetto Donato “Donnino” di Angelo di Pascuccio detto il Bramante, il pittore e matematico Fra Luca Bartolomeo de Pacioli, al secolo Luca Pacioli, il musicista Franchino Gaffurio.

L’obiettivo di Leonardo è diventare ingegnere di Corte, in quanto è venuto a conoscenza che Bartolomeo Gadio, il capo degli ingegneri del Ducato, sta per lasciare l’incarico per sopraggiunti limiti di età (è prossimo ai settant’anni): tuttavia nessuno conosce ancora il giovane Leonardo a Milano, il suo primo problema sarà dunque farsi conoscere…

Appena giunto in città, Leonardo si ritrova al Castello Sforzesco, nel bel mezzo di una gara musicale “Laonde superò tutti i musici che quivi erano concorsi a sonare”, sostiene Giorgio Vasari. Si fa notare dunque come musicista, ma non è la musica l’arte in cui confida. Lui ha altre aspettative e le riassume ben ordinate in una lunga “lettera di impiego” in nove paragrafi destinata a Ludovico il Moro, ma probabilmente mai spedita. Rivolgendosi dunque al duca di Milano, il giovane Leonardo sostiene di avere numerose offerte per lui. Le prime sono “offerte per il tempo di guerra”: sostiene di poter mettere a punto e proporre strumenti bellici innovativi, sia per campagne di terra che per campagne di mare; curare la logistica militare, realizzare ponte leggeri e sicuri “che il fuoco non può attaccare, da montare usare e smontare”.

Realizzare tunnel e sottopassi in maniera silenziosa, cannoni e bombarde. Insomma, Leonardo si propone in primo luogo come ingegnere di guerra, non male per uno che odiava la violenza in ogni sua forma, che al mercato compra uccelli per liberarli e che si dichiara vegetariano in un periodo in cui risulta una stranezza assoluta. Poi ecco le “offerte per il tempo di pace”, si propone quindi in seconda battuta come ingegnere civile, dichiarando di saper realizzare edifici pubblici e privati nonché opere di ingegneria idraulica. Infine si propone come artista, che eccelle in scultura di marmo o bronzo e in pittura (non cita la musica).

I PRIMI PASSI A MILANO:
L’inizio dell’avventura meneghina non è affatto facile, Leonardo comprende quindi che deve intrecciare buone relazioni per farsi conoscere. A tal proposito entra in contatto con la famiglia de’Predis: sei fratelli esperti ciascuno in un’arte. I de’Predis conoscono tutti a Milano, e soprattutto riconoscono in Leonardo quel talento che è. Decidono quindi di investire in lui. Lo ospitano in casa propria, nei pressi di Porta Ticinese nella parrocchia di S. Vincenzo in Prato, e aprono bottega in società con lui. Il 25 aprile 1483 il gruppo riesce ad avere una commissione importante: il priore della Confraternita dell’Immacolata Concezione chiede una pala da collocare sull’altare della cappella della Confraternita nella chiesa di San Francesco Grande, dovrà essere un trittico.

Vergine delle rocce

Le due parti laterali vengono affidati ai fratelli Evangelista e Ambrogio de’Predis e la parte centrale a Leonardo: su quella pala dipingerà uno dei più grandi capolavori nella storia della pittura, la Vergine delle Rocce.

Tuttavia l’opera è troppo innovativa per i monaci, in quanto manca di sacralità: i monaci avevano richiesto infatti una madonna con i putti, dorata, casta, e invece si sono ritrovati una madonna in una grotta (simbolo di umiltà), identificata forse nella grotta di Laorca. Nonostante questo però, il giovane pittore riesce a farsi conoscere, tant’è che in molti commissioneranno Leonardo per effettuare ritratti con la sua nuova tecnica dello sfondo e dello sfumato. Molto spesso i suoi sfondi raffigurano paesaggi melanconici, ricchi di corsi d’acque e montagne rocciose, anche questi identificati spesso nella campagna della bergamasca, tra le valli dell’Adda.

LEONARDO RITRATTISTA:
Il punto di svolta si verifica alla fine del decennio, con la realizzazione di una nuova opera pittorica, commissionata proprio da Ludovico il Moro in persona: la Dama con l’ermellinoLa dama da ritrarre sarà dunque l’amante del Duca, Cecilia Gallerani.

Sono comunque anni difficili a Milano, in quanto la città è impegnata a superare la terribile epidemia di peste del 1484. Non si conosce come Leonardo affronti l’emergenza, ma è certo che continua a dipingere, acquisire prestigio e studiare. Incomincia infatti ad elaborare ipotesi razionali sulla diffusione della malattia. Gli diventa chiaro che la peste si diffonde più velocemente in città che in campagna, a causa dell’affollamento e della scarsa pulizia.

Eccolo quindi a disegnare macchine con turbine idrauliche per la pulizia automatica delle strade, o progettare la sua città ideale, divisa in settori, ciascuno omogeneo a uno strato sociale, ma anche dotata di strade con annesso sistema di drenaggio. Nel periodo successivo alla peste Milano decide di ripartire con rinnovato ottimismo: è questo il momento ideale per il genio di Leonardo, che può manifestarsi a tutti e farsi conoscere e apprezzare dall’arte all’ingegneria.

INGEGNERE DUCALE:
Ora alla corte degli Sforza è davvero riconosciuto come un genio universale, divenendo una sorta di artista ingegnere e nominato ingeniarius ducalis. Come tale, Leonardo inizia anche a lavorare al Duomo di Milano come consulente influente. Nel febbraio del 1489 il nipote di Ludovico, Gian Galeazzo Maria Sforza, sposa Isabella d’Aragona, secondogenita di Alfonso II, erede al trono del Regno di Napoli.

L’organizzazione della Festa del Paradiso prevista per il 13 gennaio 1490 viene affidata a Leonardo e vide la partecipazione di molti capi di stato, ministri, artisti ed intellettuali, ricchi borghesi d’Italia e non solo. In quel periodo Leonardo lavorò contemporaneamente alla decorazione dei camerini in Castello Sforzesco che interruppe nel 1496; in quest’anno, da una sua nota di spese per una sepoltura, si è dedotta la morte della madre.

Dell’opera resta oggi solo la decorazione della volta della Sala delle Asse, con una fitta trama vegetale di notevole sensibilità naturalistica, oggi apprezzabile solo a livello generale per via delle ridipinture rese necessarie a più riprese per coprire le lacune

Finalmente Leonardo viene apprezzato a Milano (e non solo) e conosciuto da tutti come persone colta ed erudita. Ludovico ormai stravede per lui, tant’è che l’8 giugno 1490, in vista di un sopralluogo a Pavia per progettare il Duomo della città, il Duca dispone che insieme all’architetto Francesco di Giorgio Martini, sia convocato anche “magistro Lionardo Fiorentino”. 

Leonardo ne è molto gratificato e partecipa alla progettazione e realizzazione dell’opera sia come architetto e ingegnere sia come pittore. Ma è la città di Pavia che lo affascina, a iniziare da quella struttura urbana che è opera di Opicino de Canistris. Studia inoltre il fiume Ticino e la rete dei canali che lo avvolge.

Il toscano nel 1495 possiede persino una biblioteca, legge e scrive tantissimo: i suoi taccuini riflettono per intero il suo spirito eclettico. I suoi progetti e le sue invenzioni vanno da un sifone per svuotare i canali d’irrigazione ad uno specchio ottagonale che crea immagini sfaccettate; da una lampada da tavolo ad intensità variabile ad un sedia pieghevole. E poi ancora un carro armato che si muove su cingoli con un esteso sistema di bocche da fuoco.

Se c’è un filo rosso in tutti questi progetti è il tentativo di liberare l’uomo dalla fatica, attraverso un progetto che oggi chiamiamo automazione: Leonardo è alla ricerca di macchine automatiche.

Come “ignegnere ducale” al servizio di Ludovico il Moro affronta il problema della regolamentazione delle acque a Milano e dintorni, progettando navigli, conche, sistemi di irrigazione. Ottiene da questi studi anche risultati di notevole importanza: è sua per esempio la creazione di una nuova ed eccezionale via di trasporto delle merci in Lombardia, mediante la modifica del sistema delle chiuse e delle conche dei Navigli, collegati con il Po.

Nonostante i numerosi studi e disegni sui canali milanesi, l’unica opera certa attribuibile interamente a Leonardo da Vinci, oltre al perfezionamento delle conche “a lisca di pesce” e l’aggiunta di gradoni per spezzare la forza dell’acqua in caduta, è la conca dell’incoronata a Milano.

Tuttavia, il capolavoro di questi anni riguarda la pittura: è l’Ultima Cena, realizzata tra il 1494 e 1497 nel refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie. E’ un luogo che sta molto a cuore a Ludovico il Moro, che ha infatti eletto quella chiesa come luogo di celebrazione della famiglia Sforza. Del 2 ottobre 1498 è infatti l’atto notarile col quale Ludovico il Moro gli donò una vigna tra il convento di Santa Maria delle Grazie e il monastero di San Vittore al Corpo.

GLI ULTIMI ANNI:
Intanto nubi minacciose si addensavano sull’orizzonte milanese: nel marzo 1499 Leonardo si sarebbe recato a Genova insieme con Ludovico, sul quale incombeva la tempesta della guerra che egli stesso aveva contribuito a provocare; mentre il Moro era a Innsbruck, cercando invano di farsi alleato l’imperatore Massimiliano, il 6 ottobre 1499 Luigi XII conquistava Milano. Il 14 dicembre Leonardo fece depositare 600 fiorini nell’Ospedale di Santa Maria Nuova a Firenze e abbandonò Milano.

La partenza da Milano, occupata dai francesi, segnò l’inizio di un periodo di viaggi e peregrinazioni, che lo condussero a visitare più corti e città, come Mantova e Venezia, tornando per brevi periodi a Firenze. In quest’ultima città, Leonardo cominciò a essere lusingato dal governatore francese di Milano, Charles d’Amboise, che lo sollecitava, fin dal 1506, a entrare al servizio di Luigi XII di Francia. L’anno successivo fu lo stesso re a richiedere espressamente Leonardo, che infine accettò di tornare a Milano dal luglio 1508.

Il secondo soggiorno milanese, durato fino al 1513, con alcuni viaggi dall’ottobre 1506 al gennaio 1507 e dal settembre 1507 al settembre 1508, fu un periodo molto intenso: dipinse la Sant’Anna, la Vergine e il Bambino con l’agnellino, completò, in collaborazione col de’Predis, la seconda versione della Vergine delle Rocce e si occupò di problemi geologici, idrografici e urbanistici. Studiò fra l’altro un progetto per una statua equestre in onore di Gian Giacomo Trivulzio, come artefice della conquista francese della città.

Durante questi anni al servizio dei francesi, Leonardo viveva nei pressi di San Babila e occupava le sue giornate creando macchine più per il divertimento che per una qualche funzione utile. Solo una richiesta in particolare lo entusiasma: Charles d’Amboise vuole che progetti il giardino di un palazzo che intende far costruire nei pressi di Porta Venezia, al centro della città.

Avendo carta bianca, Leonardo dà via libera a tutta la sua creatività di architetto, proponendo un piano di lavoro che prevede una sorta di giardino delle meraviglie, con al suo interno strumenti musicali automatici azionati da un mulino ad acqua, laghetti con cascate per raffreddare il vino, getti d’acqua improvvisi per bagnare scherzosamente gli abiti delle signore ed un uccelliera in rame che funga da tettoia.

Anche in questa nuova stagione milanese, Leonardo riesce a stringere nuove amicizie e relazioni, celebre quella con il giovane Francesco Melzi. Nella città meneghina Leonardo riprende anche gli studi sul corpo umano, ed è infatti in questo periodo di relativa tranquillità che realizza i disegni anatomici forse più belli e noti della storia. Sempre di questo periodo è anche il dipinto Giovan Battista, Leda e la sua opera più famosa: la Gioconda.

La Gioconda

E’ il ritratto di una dona, con un sorriso misterioso e inquietante. Molti storici sono concordi sull’identificare la giovane donna in Isabella d’Aragona Sforza, mamma del giovane Duca. Inoltre, studi recenti hanno portato alla luce una strabiliante scoperta: pare che le montagne raffigurate sullo sfondo del celebre quadro siano quelle del Resegone, di conseguenza, molto probabilmente Leonardo aveva dipinto inizialmente il ritratto durante i suoi soggiorni a Vaprio d’Adda, forse a Monte Barro, baluardo del Ducato di Milano in quanto vi si trovava una fortezza degli Sforza.

Nel 1511 morì il suo sostenitore Charles d’Amboise. L’anno seguente la nuova guerra della Lega Santa scacciò i Francesi da Milano, che tornò agli Sforza. Nell’incertezza della situazione, il 24 settembre 1514 Leonardo partì per Roma, portandosi gli allievi più vicini, il Melzi e il Salaì.

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