La Fabbrica Richard-Ginori sul Naviglio Grande

La storia della Fabbrica Richard-Ginori, eccellenza del made in Italy del ‘900

Passeggiando lungo il Naviglio Grande, all’altezza di San Cristoforo, si può notare uno “strano” ponte verde, che si erge sopra il canale e consente il collegamento fra via Lodovico il Moro e l’Alzaia.

Il ponte, situato nelle vicinanze della Canottieri Milano, era stato voluto e costruito ad inizio Novecento dalla società Richard-Ginori, che in quell’area aveva sviluppato dal secolo precedente una fiorente attività manifatturiera.

Lo stabilimento della Richard-Ginori nei primi del ‘900 | Fonte: Archivio Museo Richard-Ginori della Manifattura di Doccia

La storia della Fabbrica di ceramiche e porcellane più importante di Milano

Intorno al 1830, nella contrada allora detta dei “Corpi Santi di S. Cristoforo” e non ancora incorporata alla metropoli lombarda, si sviluppò uno dei rioni industriali più importanti della città.

In quegli anni, venne costituita dalla ditta Gindrand la “Società per la fabbricazione delle porcellane lombarde“, che fu poi ceduta nel 1833 al Nobile Luigi Tinelli, che fondò la fabbrica di “San Cristoforo”.

Successivamente, il 23 maggio 1842, Giulio Richard, piemontese di origine svizzera (Nyon), rilevò la fabbrica del Nob. Tinelli ed incominciò a produrre non solo manufatti pregiati, ma anche vasellame e terraglie per un uso quotidiano.

Qualche anno più avanti, l’apertura della linea ferroviaria Milano-Mortara, avvenuta nel 1870, favorì la nascita di altre numerose realtà industriali lungo il suo percorso cittadino, parallelo a quello del Naviglio Grande, che già era risultato un eccezionale volano per le industrie.

Lo stabilimento della Richard-Ginori negli anni Sessanta | Fonte: Famiglia Alberto Inzigneri

Nel 1873 venne così costituita la Società Ceramica Richard, con sede a Milano e con gli stabilimenti di San Cristoforo, di Palosco, di Sovere.

Nel 1896, dopo varie acquisizioni, la Società Ceramica Richard acquisisce anche la Manifattura dei marchesi Ginori di Firenze, unendo così alla sua attività lo stabilimento di Doccia e i sei negozi di Firenze, Bologna, Torino, Roma e Napoli.

Nacque così la Richard-Ginori, società quotata alla Borsa di Milano nel 1897, divenendo un marchio di garanzia molto affermato.

Da questo momento, lo stabilimento di San Cristoforo cessa la produzione della porcellana, rimasta a Doccia (Firenze), e concentra il suo core business nella produzione della terraglia dura, importantissimo genere ceramico che si presta ad ogni lavorazione: un’intuizione di Giulio Richard, che ne coltivò con merito l’introduzione in tutta Italia.

Lo Stabilimento nel Novecento

Nel frattempo, la Richard-Ginori, che si era sviluppata sulle rive del canale per sfruttarne i trasporti via acqua, non si lasciò scappare l’occasione di collegarsi anche alla ferrovia della vicina linea Milano-Mortara (Pavia).

Tuttavia, lo stabilimento risultava però separato dai binari proprio dal Naviglio Grande, pertanto i proprietari della fabbrica decisero di costruire nel 1908 un ponte con meccanismo levatoio, sul quale i vagoni merci potessero transitare all’occorrenza ed entrare nei cortili della fabbrica, senza ostacolare la navigazione.

Nel frattempo, sul Naviglio Grande nei pressi di San Cristoforo, è nata una piccola cittadella che i Richard hanno dotato di case per operai ed impiegati, nonché di una scuola e dei servizi sanitari.

Nel 1923 il signor Richard conobbe anche il giovane architetto, Giò Ponti, che in breve tempo assunse l’incarico di direttore artistico, mantenendolo per circa dieci anni. 

Nel 1965 il Gruppo Ginori si fonde con la “Società Ceramica Italiana” di Laveno (Varese).

Nel 1975 la società è assorbita dal gruppo Pozzi che finalizza la produzione, di tipo sempre più industriale, ad articoli igienico-sanitari, dando così vita alla Pozzi-Ginori

Negli anni ’80 la Pozzi-Ginori passa al Gruppo Ligresti, che acquista l’area esclusivamente per finalità speculative di tipo edilizio. Molte fabbriche, collocate nei centri delle città o comunque in aree urbanizzate, sono sfruttate a livello edificabile per il settore terziario.

L’area della ex-Richard-Ginori di San Cristoforo, dopo più di 120 anni di attività, diventa negli anni ’90 un’area dismessa in forte stato di abbandono e degrado sociale, con interessata da spaccio di droga e occupazione abusiva.

Tutta quest’area, denominata in seguito “Ex complesso Richard-Ginori”, dagli anni 2000 è stata oggetto di una esemplare operazione di riconversione che, mantenendone più o meno intatte le volumetrie, l’ha destinata ad attività del terziario e trasformato parte dei suoi spazi in abitazioni private, uffici e loft.

Mentre nel 2013 la Manifattura Ginori (con sede a Firenze) viene acquisita dal Gruppo Gucci.

Il ponte mobile sul Naviglio Grande: approfondimento

Come scritto in precedenza, il ponte mobile serviva per far entrare (e uscire) all’interno della Richard Ginori i vagoni merci provenienti dalla linea ferrovia Milano-Mortara: per farlo veniva abbassato il ponte a livello del piano stradale e quindi scavalcato il Naviglio.

Dopo alcuni anni, altre fabbriche sorte in zona Barona vollero essere servite dalla ferrovia; così il binario di servizio venne allungato. Giunse quindi a lambire e a servire il vasto deposito di idrocarburi della società Victoria (un’area situata nei pressi dell’attuale via Santander, affianco la IULM di Milano).

Quando anche le Cartiera Binda, situate affianco la conca fallata sul naviglio Pavese nel quartiere denominato Chiesa Rossa, vollero sfruttare anche la ferrovia oltre ai traffici del Naviglio Pavese, fecero allungare notevolmente il percorso del binario fino ai propri opifici.

Mappa 1925 binario richard ginori cartiere binda. Fonte: http://milanoneisecoli.blogspot.com/2018/01/il-binario-di-servizio-tra-naviglio.html

Venne così a crearsi un binario di servizio che di fatto univa i due Navigli, correndo lungo la via Watt (in fondo alla quale intersecava il tram 12 proveniente da via Pestalozzi), poi la via Tosi, e parallelamente al corso dello scolmatore dell’Olona si spingeva in campagna, fino ad intersecare la via Moncucco.

Il binario passava accanto alla cascina Monterobbio (ancora esistente e situata  in via San Paolino, a pochi passi dalla fermata della metropolitana di Famagosta, e famosa per ospitare affreschi realizzati da Hayez) e giungeva infine alla cartiera.

Il ponte levatoio a servizio della Richard-Ginori rimase in uso fino alla fine degli anni Settanta, quando decadde totalmente anche il sistema di trasporto commerciale sui Navigli.

Successivamente, il ponte ha attraversato uno stato di forte abbandono, come, purtroppo, tutta l’area circostante. Solamente nel 2012 è stato restaurato dal Comune di Milano e “riportato in vita”.

Il ponte oggi visto dal Naviglio Grande

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Fonti:
– https://blog.urbanfile.org/2013/03/28/ponte-richard-ginori/
– https://archeologiaindustriale.net/4688_richard-ginori-la-cittadella-sul-naviglio/
– http://milanoneisecoli.blogspot.com/2018/01/il-binario-di-servizio-tra-naviglio.html
– https://it.wikipedia.org/wiki/Richard-Ginori

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