La Darsena di Piazza Carrara sul Naviglio Pavese

Nella Zona 5 di Milano, accanto al Naviglio Pavese, vi è oggi un piazzale molto trafficato, con parcheggi auto, ristoranti e bar, un autolavaggio e l’uscita della tangenziale, ma non è sempre stato così…

Il piazzale, intitolato a Francesco Carrara, giurista italiano fra i primi a voler abolire la pena di morte in Europa, nei primi anni del ‘900 doveva diventare una darsena, una sorella gemella dell’attuale darsena di Piazza Ventiquattro Maggio.

Piazza Carrara dall’alto e tracciato ipotizzato della seconda Darsena secondo progetto del 1909

La storia

Come riportato sul lascito notarile ritrovato dalla signora Gabriella Bazzari e inviato al giornale MilanoSud, pare che nella piazza, al posto di case e svincoli, doveva nascere una darsena…

Siamo nel 1909, quando la società Soc. A.F e P. Ingegnoli e Soci cede gratuitamente al comune di Milano tutte le aree di compendio della Possessione Stadera cadenti in sede di strade, piazze, canali, ecc, per una superficie di mq. 147.800 per destinarli alla realizzazione di una Darsena.

Tuttavia, l’arrivo della prima Guerra Mondiale fece inizialmente rimanere nel cassetto il progetto, per poi venire abbandonato del tutto alla fine del conflitto, quando ormai il trasporto via acqua aveva subito una drastica diminuzione, a favore di quello ferroviario e su gomma.

Piazza Carrara nel Novecento

All’inizio del secolo scorso, la piazza, che faceva parte del cosiddetto quartiere della “Baia del Re“, era originariamente suddivisa in quattro spicchi.

Nel lato sud est, sorgeva la nota cascina Stadera, dove i carrettieri che entravano in città si fermavano a pesare le loro merci e consumavano le loro merende a base di “pan e luganeghin”, accompagnate dall’immancabile vino.

A Nord Est della piazza vi erano le Officine Elettriche Comunali, con le annesse case operaie, mentre le parti a ovest invece sorgevano invece al di là del Naviglio Pavese.

Come riporta l’autore dell’articolo di MilanoSud, Mario Donadio, “Non è un caso se tutti numeri civici pari di piazza Carrara, posti su questo lato, oggi non esistono più, al contrario dei soli numeri dispari esistenti”.

Gamba de Legn in via Chiesa Rossa, angolo Piazza Carrara 1930 circa

Il “Gamba de Legn”

Quando parliamo di questo quartiere, non può non venirci in mente la fantastica fotografia del “Gamba de Legn” avvolto nella scighera milanese di inizio Novecento…

Infatti, proprio parallelo al Naviglio Pavese, lungo la lunga via Chiesa Rossa, correva il famoso “Gamba de Legn”,

Si trattava di un tram a vapore in funzione dal 1878, che ha collegato la città di Milano con i principali centri della provincia tra cui la città di Milano con quella di Pavia (linea realizzata durante la fine del ‘800).  

Venne sostituito nel 1957, quando ormai il trasporto su gomma della SGEA era diventato più efficiente e veloce.

Dal 1880 invece, il Gamba de lègn seguiva la tranvia Milano-Binasco-Pavia (1880 – 1936), che costeggiava l’intero Naviglio fino a Pavia e che rimase in funzione fino al  il 29 febbraio 1936, per essere sostituita dal giorno successivo dagli autoservizi della Società Generale Esercizi Automobilistici (SGEA).

Il prezzo dei biglietti del gamba de lègn all’inaugurazione del servizio era di 5-7 centesimi di lira per chilometro in prima classe e di 4 centesimi di lira per chilometro in seconda.

Questa sarà la prima linea interamente progettata e commisurata al peso delle vaporiere, dunque non semplicemente una ippovia adatta al transito di una singola carrozza, ma una vera e propria strada ferrata appositamente creata con un armamento in grado di sostenere il transito di una motrice di almeno 5 tonnellate, con almeno 3 carrozze collegate.

Nel 1936 la tratta Milano – Pavia fu chiusa, mentre nel corso della seconda Guerra Mondiale, il Gamba de légn è l’unico mezzo di trasporto pubblico in grado di funzionare anche durante il periodo dei bombardamenti, perché non alimentato a corrente, e fu anche impiegato per lo sfollamento dei cittadini, in mancanza degli altri trasporti, oltre che per recuperare le vetture tranviarie che non erano in grado di rientrare ai depositi con i propri mezzi, sia per l’interruzione delle linee di contatto, che per i danni subiti.


Fonti:
– https://www.milanosud.it/doveva-esserci-darsena/
https://www.milanopost.info/2015/04/19/la-storia-del-gamba-de-legn-il-primo-tram-a-vapore-a-milano/


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