La copertura dei Navigli

I Navigli coperti di Milano: scopri la storia della copertura dei Navigli milanesi

“Nella seconda metà del XIX, sotto la spinta dello sviluppo industriale, le principali città europee subirono un rapido incremento della popolazione che aggravò i problemi igienico sanitari già preesistenti, con la diffusione di gravi epidemie.

Già dal 1866, l’ingegnere Emilio Bignami evidenziava su “Il Politecnico” le gravi condizioni igieniche dei Corsi ‘acqua cittadini” [Maurizio Brown – Milano Città delle Scienze].

Vent’anni più tardi, è il turno del Piano Regolatore Generale di Milano , il primo documento ufficiale a parlare delle copertura dei navigli, approvato nel 1889 e detto “Piano Beruto”, dal nome del suo ideatore, l’ingegner Cesare Beruto; tuttavia ci vollero quasi 50 anni prima che si avviassero i lavori…

Inaugurazione dei lavori di copertura del Naviglio Vallone con posa di lapide commemorativa, marzo 1929. (Archivio strorivo FCA Milano)

Il “Piano Beruto”

 Il compito primario del Piano Regolatore di Milano era dunque quello di coordinare lo sviluppo e la crescita della città, contenendo le eccessive ambizioni speculative del privato, contrapposte agli interessi del pubblico.

Oltre ad alcune controversie del tempo legate all’edificazione in particolari zona delle città, un altro problema abbastanza grosso era la presenza in città delle acque canalizzate e dalla necessità di canalizzare quelle che si trovavano subito esterne a questa.

Viene così osservato nel piano innanzitutto il drastico calo relativo la navigazione della Cerchia interna e la necessità di metter mano ad alcuni argini e ponti particolarmente dissestati e pericolosi.

 La progressiva crescita della città sfavoriva quindi la presenza di acque canalizzate scoperte al suo interno, in particolar modo per il livello di insalubrità che raggiungevano in certi periodi le acque.

Copertura_naviglio_san_marco
Copertura del Naviglio di San Marco, 1935

Il piano dunque, richiamandosi al principio «SALUS PUBLICA SUPREMA LEX»  e alle apposite commissioni d’igiene sorte in quegli anni al riguardo, contempla la copertura della Cerchia Interna e dei corsi d’acqua più noti, quali il Redefossi, le acque deviate del Seveso ancora scoperte, la Vettabbia ed il Borgognone.

La tombinatura doveva ritenersi analogamente imprescindibile anche per tutta una serie di corsi d’acqua minori che attraversavano aree già urbanizzate o di prossima edificazione. 

Tuttavia, come ricorda Maurizio Brown, gli stessi igienisti non erano del tutto certi che tramite la copertura di questi canali diminuissero le malattie reumatiche ad essi associate, anzi, temevano che “le esalazioni nocive compresse nel sottosuolo, attraverso i condotti di scarico, avrebbero raggiunto le casi sovrastanti, rendendo l’aria delle stesse irrespirabile”.

A completamento del discorso sulle acque, il piano si soffermò anche sull’inesistenza della dotazione di un servizio fognario cittadino, da realizzarsi nel più breve tempo possibile.

Sotto il periodo Fascista

Il 3 marzo 1928 venne chiesto al Ministero dei lavori pubblici, con esito positivo, il permesso di copertura della cosiddetta “fossa interna”.

Per ottenere il declassamento della Cerchia Interna, venne inserito nel programma Comunale un ambizioso Piano, che prevedeva la realizzazione di un nuovo canale esterno all’area urbana, che avrebbe ricongiunto il Naviglio della Martesana alla Darsena di Porta Ticinese, collegandosi ad un porto di dimensioni industriali previsto a sud-est della città, detto “Porto di Mare” .

La decisione di coprire la Fossa Interna era motivata principalmente da due necessità: la prima igienica e la seconda viabilistica.

Per quanto riguarda la motivazione igienica, bisogna ricordare che la medicina del tempo attribuiva agli odori, ai fetori ed all’evaporazione delle acque del naviglio la responsabilità di causare malattie reumatiche, inoltre è bene conoscere che, purtroppo, gli immobili adiacenti scaricavo abusivamente nella fossa interna anziché nella rete fognaria.

I lunghi periodi dell’asciutta primaverile ed autunnale facevano emergere rottami e immondizie di ogni genere scaricate dai cittadini o portati dalle acque, inoltre il fango rimanente emanava un forte odore. A fare da contorno vi erano zanzare e topi.

Interramento_della_Cerchia_dei_Navigli_in_via_Francesco_Sforza_a_Milano
Interramento della Cerchia dei Navigli in via Francesco Sforza 1929

Mentre la questione viabilistica era dovuta al fatto che la città stava crescendo, diventando una metropoli, con conseguente aumento di automobili e quindi traffico, che riversava soprattutto in pieno centro città e intorno al Duomo.

Vi era quindi la necessità di creare una nuova arteria anulare che desse respiro al traffico Milanese.

A queste due necessità ve ne era una terza, di tipo sociale; infatti, il Regime di Mussolini rivendicava anche motivazioni sociali a favore della copertura, in quanto

«Il Naviglio è un pericolo sociale per l’attrazione esercitata sui deboli e sui vinti di una grande metropoli, i suicidi. È un pericolo pubblico nelle notti invernali, nebbiose, per uomini e vecchi che vi possono precipitare. Del resto nella nuova vita italiana voluta dal fascismo le ragioni di affermazione e miglioramento della razza debbono avere il sopravvento su ogni altra considerazione…».

Relazione Ufficiale dell’Amministrazione di Milano, 1929

L’inizio dei lavori

Il progetto esecutivo fu quindi approvato il 12 novembre 1928, dopo aver ottenuto anche l’autorizzazione dal Demanio Statale, mentre i lavori iniziarono il 17 marzo 1929, durante l’asciutta primaverile, i quali durarono circa 1 anno.

Mentre i lavori di copertura del Naviglio di San Marco, dal ponte dei Bastioni fino al’imbocco con via Fatebenfratelli incominciarono nel 1935.

La spesa da parte del Comune per la copertura fu di oltre 27 milioni di Lire del tempo, oltre ai 20 milioni necessari per realizzare un nuovo canale di scolo.

I lavori di copertura del naviglio vicino a piazza San Marco (1929-1930)
I lavori di copertura del naviglio vicino a piazza San Marco (1935)

In realtà, il percorso navigabile non coincideva in tutto e per tutto con quello stradale, ma aveva un tracciato che da Porta Nuova, attraverso la conca delle Gabelle, quella di San Marco, il laghetto e la via omonima, raggiungeva all’inizio di Fatebenefratelli il canale che circumnavigava la città in senso orario (acque discendenti) fino a via De Amicis: da qui, il Naviglio del Vallone piegava all’esterno (ansa verso sinistra) e discendeva, attraverso la conca di Viarenna, fino alla darsena di Porta Ticinese per raggiungere i navigli Grande e Pavese.

Fu così che i giornali del 1929 (controllati dal regime fascista) accolsero con articoli di giubilo la decisione del Comune di chiudere la “fossa interna”:

Lavori di copertura del naviglio alla conca di via Senato (porta Orientale)
Lavori di copertura del naviglio alla conca di via Senato (porta Orientale), 1929

La città ne giovò in ammodernamento, ma cambiò completamente fisionomia e perse il suo volto di “città d’acqua”.

La copertura del Naviglio non resse a lungo all’usura del tempo, tanto che negli anni ‘60 cominciarono a comparire delle pericolose crepe. Così il Corriere annunciava: «La fossa dei navigli sarà riempita di terra con una spesa di 800 milioni».

Intanto sempre per motivazioni igieniche e per incompatibilità con la nuova vita di Milano, nel 1963 era stato deciso di chiudere la Darsena («non fa respirare per 40 giorni»), considerata allora per tonnellaggio delle merci il sesto porto d’Italia. Le esigenze del traffico erano diventate più urgenti di quelle igieniche, così il 16 ottobre 1970 il Corriere annunciò la scomparsa del Ponte delle Gabelle per collegare con una sopraelevata via Melchiorre Gioia.

I lavori di copertura del Naviglio della Martesana , 18/07/1961

Per maggiori informazioni riguardo la chiusura della fossa interna, consiglio di visionare il documento riportato nel sito “Milano Città d’acque”, a questo link.

Mappa dei Navigli PRIMA e DOPO

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Fonti:

  • Dino Messina. Anno 1929, interrati i Navigli. Quando le acque facevano paura.
  • http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/15_febbraio_15/anno-1929-interrati-navigli-quando-acque-facevano-paura-bfee7e2e-b4fa-11e4-b826-6676214d98fd.shtml?cmpid=SF020103COR
  • http://www.milanocittadacque.it/documenti-storici/la-chiusura-della-fossa-interna/
  • https://it.wikipedia.org/wiki/Navigli_(Milano)#La_Cerchia_dei_Navigli
  • http://milanocittadellescienze.it/wp-content/uploads/180408_articolo_soppressione_brown.pdf
  • https://it.wikipedia.org/wiki/Piano_Beruto
  • Cesare Beruto, Progetto del Piano Regolatore della Città di Milano, relazione all’Onorevole Giunta Municipale (31 dicembre 1884); riportato in AAVV, La Milano del Piano Beruto (1884-1889), Società, urbanistica e architettura nella seconda metà dell’Ottocento, Edizioni Angelo Guerini e Associati, 1992 – Vol. II, pp. 227-238