Il Naviglio Grande: l’autostrada per i marmi del Duomo

Il Naviglio Grande: il canale sulla quale si sono trasportati i marmi per costruire il Duomo di Milano

Il Naviglio Grande è stato per molti secoli la via più rapida e sicura per il trasporto dei marmi del Duomo, provenienti dalle cave di Candoglia.

Prima di conoscerne il suo utilizzo, è necessario avere chiaro però cosa sia questa via d’acqua e quando è stata creata.

Il Naviglio Grande è un canale artificiale derivato dal fiume Ticino presso Tornavento, che termina nella Darsena di Milano dopo un percorso di circa 50 chilometri con un dislivello di 33 metri.

Il Naviglio Grande è stata la prima opera del genere a essere realizzata in Europa e storicamente è il più importante dei Navigli milanesi, nonché una delle grandi infrastrutture di ingegneria che sin dall’Alto Medioevo caratterizzavano il territorio lombardo con strade, ponti e irrigazione,  consentendo lo sviluppo dei commerci, dei trasporti e dell’agricoltura.


Il duomo in una foto storica di Giacomo Brogi

Le origini del Naviglio Grande risalgono al XII secolo, quando nel 1179 venne prolungato il Ticinello , costruito anni prima per dividere il territorio di Milano da quello di Pavia, alleata del Barbarossa, da Abbiategrasso a Milano.
Il Naviglio divenne navigabile solamente nel 1272, quando furono terminati i lavori di ampliamento e abbassamento del fondale ordinati dal podestà Benno de’ Gozzadini.
Da quell’anno così il Naviglio Grande fu percorso da una flottiglia di barche che, con i loro carichi, rivoluzionarono vita e abitudini di una vasta regione.

Da Milano infatti, con l’impiego di “barconi” chiamati cagnone, mezzane o borcelli a seconda delle dimensioni e delle portate, risalivano verso il Lago Maggiore e la Svizzera sale, grano, vini, tessuti, letami e ceneri; a Milano invece giungevano ciottoli, mattoni, creta, sabbia, ghiaia, paglia e fieno dal bacino del canale e, dal Lago Maggiore, graniti, beole e pietre da costruzione, calce carbone, legna, pesce e soprattutto i famosi marmi di Candoglia.

Il Naviglio Grande fu infatti l’autostrada privilegiata per trasportare i pesanti blocchi di marmo che venivano prelevati dalle Cave di Candoglia, situata sul fiume Toce, per esser poi lavorati ed utilizzati per la costruzione del Duomo di Milano (1385 – ).

La grandiosa cattedrale in realtà, secondo lo stile gotico lombardo, doveva essere in mattoni; tuttavia, Gian Galeazzo Visconti, che voleva per la sua capitale un monumento superbo, si accordò con l’arcivescovo di Milano per una costruzione in marmo, per non esser da meno alle grandi cattedrali europee del tempo.

Infatti, per questo motivo, il Duca mise a disposizione della Fabbrica del Duomo le sue cave di Candoglia, che donerà poi alla Fabbrica, e nel 1388 concesse il diritto al trasporto dei marmi esente da pedaggi, dazi e gabelle per tutto quanto sarà necessario all’edificazione della “sua” Cattedrale.

Inizialmente i barconi arrivavano a Milano fino al Laghetto di S. Eustorgio (il porticciolo medievale in uso prima della creazione dell’attuale Darsena di Porta Ticinese) a circa 2 chilometri dal Duomo, pieni di migliaia di tonnellate del prezioso materiale, percorrendo così l’ultimo tratto via terra. 

La conca di Viarenna

Dal ‘400 tuttavia, vengono inventate le prime conche di navigazione, si dice inoltre che i primi inventori furono proprio degli architetti e ingegneri della Fabbrica del Duomo, tra cui Filippino degli Organi, che nel 1439 creò la
Conca di Viarenna .

Il sistema delle conche di Navigazione fu in seguito perfezionato proprio dal genio di Leonardo da Vinci.

La Conca di Viarenna a fine ‘800

La creazione della Conca riuscì quindi a risolvere il problema del trasporto via terra degli ultimi chilometri, in quanto consentì il collegamento diretto alla Cerchia interna del Naviglio Grande.

La conca tuttavia fu demolita a metà del secolo successivo per dare spazio alla costruzione dei bastioni delle mura spagnole (1548 – 1566), ma venne ricostruita poco distante tra il 1551 e il 1558 e fu attiva fino alla copertura dei navigli.

Ancora oggi si può intravedere quel che rimane della Conca di Viarenna, situata in via Conca dei Navigli: se si fa attenzione, si riescono a vedere gli stemmi a muro della Fabbrica del Duomo, quello Sforzesco e una lapide che ricorda come Lodovico il Moro nel 1497, anno della morte della consorte Beatrice d’Este, abbia donato la conca alla Fabbrica del Duomo che ne restò titolare fino a quando Maria Teresa d’Austria non la riportò al fisco.

Mappa di Milano 1860, con particolare su Darsena e Conca di Viarenna
Fonte: http://www.stagniweb.it/foto6.asp?File=mappe860&InizioI=1&RigheI=100&Col=5

Il Laghetto di Santo Stefano

Le imbarcazioni quindi, passando la Conca di Viarenna e navigando lungo la Cerchia interna, arrivavano fino al Laghetto di S. Stefano, un bacino artificiale scavato appositamente a soli trecento metri dal Duomo nel 1388; dove venivano scaricati i blocchi di marmo, attraverso l’utilizzo di apposite gru (chiamate “falcone” e “falconetto”), e percorrevano gli ultimi metri su robusti carri fino alla “Cascina degli Scalpellini“, per essere poi trasformati in statue, fregi, doccioni e guglie.

Il Laghetto di Santo Stefano

Il Laghetto di Santo Stefano fu tuttavia il primo tratto dei navigli a venir chiuso: fu infatti l’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe nel 1857, in accordo con il direttore dell’ospedale, a decretarne la sua fine dopo una visita alla Ca’ Granda (l’Ospedale Maggiore), in quanto verificò di persona che le zanzare e le cattive esalazioni dell’acqua (pressoché stagnante) rendevano la degenza degli ammalati decisamente più difficile.

(La medicina del tempo credeva che le esalazioni prodotte dalle acque contaminate e putride dei navigli provocassero un aumento delle malattie reumatiche. Una teoria oggi smentita).

Anche dopo la chiusura del Laghetto, i blocchi di marmo furono trasportati via acqua a Milano fino al 1920, per poi passare al più rapido trasporto su strada.

La fine del sistema dei Navigli

L’ultimo barcone del Naviglio Grande, che portava a Milano la ghiaia dalle cave dell’ Alto Milanese, navigò per l’ultima volta nell’anno 1979, il 31 marzo.

Con l’entrata in vigore del divieto di navigazione, il canale perdeva per sempre così la sua funzione di “strada d’acqua” dopo che per secoli aveva “costruito” Milano, trasportando numerosi materiali, frutta e verdure delle campagne che irrigava ed i marmi di Candoglia.

Chiatta che trasportava ghiaia sul Naviglio grande negli anni 60′

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