Leonardo e l’acqua

Il rapporto di Leonardo e l’acqua: protagonista dei suoi studi e dei suoi quadri

«Acqua è fra i quattro elementi il secondo men greve e di seconda volubilità.
Questa non ha mai requie insino che si congiunge al suo marittimo elemento […]. Volentieri si leva per lo caldo in sottile vapore per l’aria.
Il freddo la congela, stabilità la corrompe. […] Piglia ogni odore, colore e sapore e da sé non ha niente.[…]» 

– Manoscritto C, f. 26v

I numerosi disegni contenuti nei codici provano come l’interesse di Leonardo per le opere idrauliche e per l’acqua non sia che un aspetto del suo metodo di osservazione e rappresentazione del paesaggio, allo stesso tempo, artistico, naturalistico e ingegneristico.

Prima di arrivare a Milano nel 1482, Leonardo scrive a Ludovico il Moro di sapere “condurre acque da un loco a un altro”

“In tempo di pace credo satisfare benissimo a paragone de omni altro in architectura, in composizione di edificii publici et privati, et in conducer acqua da uno loco ad uno altro. Item, conducerò in scultura di marmore, di bronzo et di terra, similiter in pictura, ciò che si possa fare ad paragone de omni altro, et sia chi vole.”

In partenza per la capitale del Ducato, porta con sé “cierti strumenti per novili”. Come ogni ingegnere chiamato a una corte così importante, Leonardo appunta un promemoria con le cose da fare, da vedere e da verificare a Milano.

Prima farò alcuna esperienza avanti che io proceda”, annota Leonardo quando decide di impegnarsi nel miglioramento delle opere idrauliche. Tra i Navigli Milanesi quello a cui Leonardo dedica maggiore attenzione è il Naviglio Grande, costruito e prolungato fino a Milano tra la seconda metà del XII secolo e la seconda metà del XIII secolo.

“Vale 50 ducati d’oro, rende 125 mila ducati l’anno il Naviglio ed è lungo 40 miglia e largo braccia 20”.

Così lo definisce Leonardo, sintetizzando le caratteristiche economiche e tecniche del Naviglio prima di elaborare le note idrauliche sulle quantità d’acqua erogate dalle “bocche”.

Anche all’epoca di Leonardo l’acqua di irrigazione veniva fatta pagare. Era quindi fondamentale risolvere il problema di far corrispondere le once d’acqua effettivamente derivate al prezzo pagato.

Codice Atlantico (Codex Atlanticus), f. 1097r, Naviglio di San Cristoforo, Leonardo da Vinci (1452-1519), 1509. Penna, inchiostro e acquerello azzurro, 295 × 204 mm

“Le vie d’acqua sono importanti quanto le strade ma «a volere che questa cosa abbia effetto […] è necessario eleggere sito accomodato come porsi vicino ad un fiume il quale ti dia i canali…”.

Nel 1457 il duca Francesco Sforza ordina la costruzione di un canale sul fronte est del Ducato, in posizione simmetrica al Naviglio Grande, per condurre a Milano le acque dell’Adda. Scavato nella roccia di ceppo lungo l’argine destro del fiume, il Naviglio della Martesana viene costruito sotto la direzione di Bertola da Novate in soli 7 anni (1457-1463).

“[…] facendo il canal di Martigiana (Martesana) e si diminuisce l’acqua all’Adda la quale è distribuita in molti paesi al servitio de prati”.

Dal Castello di Trezzo sull’Adda le acque derivate dal fiume raggiungevano Cassano d’Adda e, voltate verso Milano, confluivano nel Seveso che all’ora incrementava la portata delle acque del fossato di Milano.

Leonardo da Vinci, Il traghetto tra Vaprio e Canonica, Windsor, Royal Library c. 1511-1513. RL 12400

Leonardo manifesta una grande attenzione per le opere realizzate dagli “idraulici pratici”, e in particolare per i manufatti dei Navigli e la resistenza delle loro sponde. Il suo interesse è evidente nel disegno del Naviglio della Martesana dove è raffigurato uno degli scaricatori con cui il Naviglio restituisce al fiume le acque durante l’asciutta.

“Nessun canale che esca fuori dai fiumi sarà durevole se l’acqua del fiume donde nasce, non è integralmente rinchiusa come il Canal di Martigiana (Martesana) e quel ch’esce di Tesino (il Naviglio Grande).”

– Cod Atl. f. 184 v.

Nel 1439 il duca Filippo Maria Visconti ordina a Filippo degli Organi e a Fioravanti da Bologna, entrambi ingegneri della Fabbrica del Duomo, di rendere navigabile la fossa della città. Nello stesso anno viene sostituito il tratto del canale che congiungeva il Laghetto Vecchio di Sant’Eustorgio con il Laghetto Nuovo di Santo Stefano. Lungo questo canale viene costruita una conca per superare il dislivello del terreno lungo un corso d’acqua o tra due vie d’acqua.

“E ‘l medesimo si po’ fare alla conca di Santa Maria e con questo modo si po’ fare il primo sostegno senza finestre ed è perfetto e sicuro e la conca s’empie presto”

Un documento del 1448 accorda alla Fabbrica del Duomo il dazio sopra le barche che transitavano per la conca, in cambio della sua manutenzione. Secondo alcuni storici, la Conca della Fabbrica è la prima costruita in Europa. Il disegno indica al centro la dicitura “Conca della Fabbrica” che Leonardo rileva e studia attentamente.

Il sistema idroviario del Ducato, dotato di porticcioli e di depositi di materiali chiamati sciostre, consente a Milano di ricevere, con minor spesa, pietre, calcine, grano, ferro e soprattutto il legname. Si rimedia così alla mancanza di grande fiume. Leonardo osserva e rileva le imbarcazioni sui Navigli.

“Le maggiori barche che si faccino, sono larghe 7 braccia e ½ e lunghe 42 braccia e alte di sponde 1 braccio e ½”

Le barche dovevano essere solide per poter trasportare il prezioso marmo di Candoglia usato per il Duomo, che dal Lago Maggiore arrivava via acqua fino al Laghetto di Santo Stefano, da dove veniva poi scaricato grazie a uno speciale argano chiamato “falcone”. Le barche erano dotate inoltre di un particolare remo-timone ben fissato alla loro struttura.

Leonardo non si limita a indicare la nuova connessione tra il Naviglio della Martesana e il fossato di Milano nella pianta della città. Rimarca infatti la necessità del prolungamento del Naviglio fino alla cerchia, suggerendo il modo per realizzare l’opera con il ricorso al finanziamento privato e la successiva cessione dell’opera al Ducato.

“Ecco, signor, molti gentiluomini che faranno in fra loro godere l’intervento delle acque, mulina a passaggio di Navili, e quando i sarà renduto loro il prezzo, lor renderanno il Navilio di Martigiana ( Martesana)”.

– Codice Leicester, f. 15r

Leonardo, osservando e rilevando le conche in uso nel Milanese, descrive e progetta alcuni miglioramenti, come il disegno dei gradoni e l’inserimento di un portello inferiore incluso nelle porte ad angolo. Il sistema di apertura del portello e dei portoni avveniva da terra ed è descritto in dettaglio nei suoi disegni e note.

“Bisogna legare i Navili che non abbiano cagione di correre innanzi verso il loco basso, dove cade l’acqua del Portello, che giungendo là l’acqua, che cade d’esso Portello infra l’altra acqua poi cadrebbe nella barca e subito la empirebbe e sommergerebbe”

Leonardo descrive i dettagli costruttivi del portello inferiore: un perno decentrato di sua ideazione garantisce un’apertura graduale sotto la spinta dell’acqua. Il portello viene azionato da un chiavistello manovrabile dall’alto, permettendo una migliore regolazione della pressione che l’acqua esercita sulle porte delle chiuse, azionate di continuo durante il passaggio delle imbarcazioni. In questo modo le barche potevano passare dal Naviglio della Martesana, finito di costruire nel 1463, alla cerchia interna di Milano.

Disegno della Chiusa di San Marco da Il Codice Atlantico

Nel Codice Atlantico viene descritto il sistema della porta della chiusa.
Il foglio, databile tra il 1506 e il 1513, durante la permanenza di Leonardo a Milano sotto il dominio francese, ha per tema la conca del naviglio di S. Marco e riporta nella parte superiore la vista frontale della porta battente con il portone ad angolo ed il portello inferiore, manovrabile dall’alzaia, per diminuire o aumentare la portata dell’acqua della conca stessa. Tale dispositivo si inseriva in un progetto più generale dell’allacciamento del canale della Martesana alla fossa interna della città attraverso le conche dell’Incoronata e di S. Marco.

Leonardo studia le conche già nei primi anni di permanenza a Milano, durante le visite a Pavia e al Naviglio di Bereguardo, derivato dal Naviglio Grande ad Abbiategrasso.

Per quanto riguarda, invece, i ponti, Leonardo si concentrò sulla realizzazione di due tipologie: il ponte-canale ed il ponte-mobile. Secondo Leonardo, soprattutto i ponti-mobili erano estremamente importanti per consentire la navigazione o connettere e isolare palazzi, borghi e città

“Ho modi di ponti leggerissimi e forti, e atti a portare facilissimamente, e con quelli seguire e alcune volte […] fuggire li inimici, e altri securi e inoffensibili da foco e battaglia, facili e comodi da levare e ponere”.

Modellino di ponte girevole. Museo nazionale della scienza e della tecnologia

Tali ponti, come spiega Leonardo, avevano spesso funzioni militari e venivano progettati per essere costruiti velocemente, utilizzando materiali di fortuna, come assi e barche.

Durante la dominazione francese, Leonardo studia due tracciati di canali per completare la navigazione tra Milano e il lago di Como, già possibile da Trezzo sull’Adda a Milano grazie al Naviglio della Martesana ma impraticabile nel tratto vorticoso dell’Adda in corrispondenza della Gola di Paderno.

In uno schizzo che illustra i laghi brianzoli, il Lambro e la parte terminale del Lago di Lecco, Leonardo prende in considerazione un canale che porti dal lago al Lambro e quindi a Milano. Questa ipotesi, subito scartata, ha il merito di regalare alla cartografia lombarda la prima immagine dei laghi minori, fino ad allora completamente ignorati dai cartografi.

Nel 1506 Leonardo riceve l’incarico di progettare una nuova residenza per il governatore di Milano Charles d’Amboise. Questo incarico gli offre l’occasione di studiare il Nirone e la Fontelunga, i due corsi d’acqua che delimitavano l’area scelta. I canaletti derivati avrebbero dovuto alimentare i giochi d’acqua del “giardino di delizie” e servire allo scarico delle acque nere.

Dopo la morte di Leonardo, i suoi studi e le proposte per i Navigli vengono ripresi da altri ingegneri. Il Naviglio di Paderno, inizialmente finanziato da Francesco I, viene progettato da Giuseppe Meda, pittore e geniale ingegnere, nella seconda metà del ‘500. I numerosi problemi tecnici ed economici fanno interrompere però i lavori sul finire del secolo.

L’opera viene terminata nel 1777 per iniziativa dell’amministrazione austriaca.

Fonte:
– Il Codice di Leonardo da vinci nel castello sforzesco
– http://www.museoscienza.org/leonardo/navigli/
– https://www.ambrosiana.it/partecipa/mostre-e-iniziative/leonardo-allambrosiana/