“El burg dè furmagiatt“

Il “Burg dè furmagiatt”: cos’era e dove si trovava?

Il Borgo dei formaggiai era la zona che si estendeva tra il Naviglio Pavese e Corso San Gottardo, situato poco prima della Darsena di Porta Ticinese.

Per sapere da dove si origina questo nome bisogna tornare all’inizio dell’800, per la precisione dopo il 1819, quando il Naviglio Pavese venne completato ed intensamente utilizzato per il trasporto di sabbia, sale, frutta, verdura, vini e soprattutto latticini e formaggi provenienti dalla zona della Bassa Milanese e dall’Oltrepo Pavese.

La fortuna di questo borgo è dovuta principalmente al naviglio ed alla vicinanza della darsena, l’antico porto cittadino; infatti, i barconi mercantili diretti in città sostavano nei pressi di Corso San Gottardo, dove, una volta smerciate le merci ripartivano, evitando così il pagamento del dazio cittadino posto alla dogana qualche metro più avanti.

Non è un caso, infatti, che i cortili principali di Corso S. Gottardo abbiano tutt’ora due entrate: il motivo è dovuto al fatto che si scaricava direttamente dal Naviglio e senza fare il giro si portavano i carichi nella via, nelle case e nelle botteghe.

Corso San Gottardo in una fotografia del 1921

Nelle case a corte si crearono così numerose casere dove, al piano terra e nelle cantine, si trovavano i depositi per la conservazione e la stagionatura dei formaggi.

Per questa ragione, la popolosa zona attorno a Corso San Gottardo è conosciuta anche come borgo dei formaggiai, in milanese “El burg dè furmagiatt“.

La storia

Corso San Gottardo, che si sviluppa da Porta Ticinese verso sud, è l’arteria stradale principale di un borgo storico esterno alle mura spagnole, importante già nel ‘600. Nell’area compresa tra il Corso e il Naviglio Pavese si sviluppano così le tipiche case a corte, luogo di vita sociale e di lavoro, organizzate in lotti stretti e lunghi che spesso hanno ingressi su entrambi i lati.

Il Comune dei Corpi Santi e lo sviluppo del Borgo

Il Borgo faceva parte del comune “a corona” detto dei Corpi santi, istituito nel 1781 e riaccorpato a Milano, dopo quasi due secoli, nel 1873. La fortuna del Borgo di San Gottardo è legata principalmente alla presenza dei Navigli e della Darsena, ma anche delle strade regie che correvano ai lati delle alzaie e conducevano verso il Piemonte e Pavia.

Un ruolo decisivo nel determinare lo sviluppo del Borgo lo svolse però la normativa fiscale; infatti i Corpi santi erano esenti dal dazio, di conseguenza era possibile il magazzinaggio di merce deperibile destinata sia alla città (dove entrava
solo quanto necessario al consumo cittadino) che ad altre destinazioni interne.

Questa favorevole condizione si instaurò però solo dopo il 1828. Sino a quella data, al fine di rendere meno agevole l’ingresso a Milano di merci di contrabbando, era vietata qualsiasi attività di deposito anche nei Corpi santi.

Dopo il 1828 lo sviluppo edilizio del Borgo, legato alla realizzazione di magazzini per il deposito-stagionatura dei formaggi (grana e stracchini) fu rapido tanto che, a metà degli anni Cinquanta del XIX secolo, i magazzini divennero ben 105.

Mappa del Borgo di San Gottardo nel 1860

L’evoluzione urbanistica del  Burgh,  che emerge dalle mappe urbane del XIX secolo, mette in evidenza come alle originarie costruzioni se ne siano progressivamente aggiunte altre che andavano definendo un sistema “labirintico” di corti comunicanti.

La merce entrava e usciva da uno o più ampi portoni selciati che si aprivano sul Corso e consentivano la manovra dei carri. All’interno delle corti vi erano ampi spazi per lo stoccaggio del fieno e per il ricovero dei cavalli. Con l’aumento della popolazione alla funzione produttiva si andò sovrapponendo quella abitativa, con la realizzazione di case di ringhiera a più piani.

La presenza di numerosi magazzini grandi e piccoli faceva di questi ambienti anche il “deposito” dei contrabbandieri e della ligera (la piccola malavita).

La stagionatura dei formaggi

Le “casere” per la stagionatura del formaggio (grana, gorgonzola ma anche formaggi importati) erano costruzioni seminterrate allungate dove la stagionatura avveniva sia nelle cantine che al piano terra (piuttosto alto). Mano a mano che il prodotto stagionava esso veniva spostato dal livello interrato a quello superiore e dalla zona più lontana a quella più vicina al Corso inondandolo quindi di effluvi.

Bisogna ricordare che le stagionature di un tempo erano molto più lunghe di quelle odierne: il gorgonzola poteva arrivare facilmente ad un anno di stagionatura, il grana a diversi anni. Ciò determinava necessità di spazi, di manodopera e un forte immobilizzo di capitali.

Il Borgo durante la Prima Guerra Mondiale

L’importanza del  Burgh  quale fulcro del commercio caseario, si confermò durante la Grande Guerra quando viene istituito ne giugno 1917 il  “Consorzio obbligatorio per la disciplina del commercio del burro prodotto in Lombardia, Piemonte ed Emilia” ai fini della gestione della requisizione del prodotto, con sede al n. 3 del Corso.

Il  Burgh di furmagiatt  mantenne una grande importanza nel commercio caseario sino agli anni Trenta, quando la stagionatura del Gorgonzola venne trasferita a Novara.

Per un certo periodo, mentre la funzione di magazzinaggio ormai declinava, le ditte mantennero ancora le sedi commerciali nel Borgo 9, tuttavia a Milano le attività di stagionatura dei formaggi non rimasero esclusive del  Burgh di furmagiatt.

Il Naviglio Pavese all’incrocio della via Tibaldi, 1930 circa

Curiosità

Angelo Mastrandrea, nel libro Italia Underground, sostiene vi sia anche una seconda teoria sull’origine di questo nome, ovvero quella legata ai contrabbandieri di inizio ‘900 e della malavita locale, la famosa “Ligera“.

L’autore infatti afferma che i milanesi iniziarono a chiamare così questo borgo anche per via dei numerosi cunicoli e passaggi segreti in cui i contrabbandieri erano soliti nascondere la merce o spostarsi inosservati tra le “case forate” dei Navigli.

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Fonte:
– Michele Corti, I Navigli Milanesi: Vie d’acqua e di latte.
Italia Underground, a cura di Angelo Mastrandrea