El Barchett de Boffalora

Cos’era il “Barchett de Boffalora” e perché si chiama così?

Nel corso del XIX secolo, il Naviglio Grande era solcato soprattutto dai “barchett“, le barche corriere che partivano da Gaggiano, Abbiategrasso, Boffalora, Cuggiono e Turbigo e trasportavano i passeggeri e la corrispondenza fino alla Darsena di Milano.

Le prime notizie certe di questo servizio di trasporto passeggeri, risalgono al 1645, con una cadenza regolare da Tornavento fino alla darsena di Milano.

Questa data è certificata da un documento del 15 giugno 1645, della “morta subitanea” di tale Gioanni Motter tedesco, avvenuta il 15 giugno 1645, appena giunto a  Boffalora col Navetin (Barchetto).

Gestito fin dal 1777 da Giuseppe Castiglioni e soci, barcaioli di Boffalora, il servizio era molto efficiente e fu utilizzato fino al 1913, quando la politica di modernizzazione intrapresa da Giolitti con l’inaugurazione della nuova linea tramviaria di Milano, ne decretò la fine.

Il servizio era in funzione in tutte le stagioni e impiegava in tutto tre persone: due a bordo e uno a terra per incitare e controllare i cavalli che trascinavano il barcone dalla sponda.

Il barchett trainato controcorrente dai cavalli lungo l’alzaia del Naviglio Grande

Il tempo di massimo splendore di questo barchett fu intorno al 1830. Il tragitto, dal ponte di Boffalora a Milano, in considerazione del fatto che avveniva in discesa, veniva coperto in 4 o 6 ore, secondo la velocità dell’acqua; il biglietto costava 50 centesimi di Lira. Mentre per il ritorno, in controcorrente e con l’ausilio dei cavalli, impiegava non meno di 12 ore ed il biglietto costava 52 centesimi di Lira.

Il battello fermava presso tutti i ponti dei paesi rivieraschi che attraversava. Quando era ora della partenza, il navigliere (che sarebbe il capitano dell’imbarcazione) dava il via gridando: “El vaaaa…! El barchette l vaaa…!” e tutta la gente dall’alzaia e dalle trattorie circostanti si precipitava a prendere posto a bordo. Il barchett – che è stato il mezzo di trasporto più famoso sino a dopo la prima guerra mondiale –  era attrezzato con copertura, panchine, sputacchiere in ottone (solo per le signore), remi di scorta e con cavalli, necessari per la risalita. A bordo c’era un po’ di tutto: donne che andavano a Milano ad allattare, contadini che andavano a vendere i loro prodotti risposti in cesti di vimini, mentre reggevano per le zampe polli e tacchini, commercianti di bovini e maiali, perditempo, borsaioli pronti a scappare dopo il furto

Era un modo di viaggiare comodo, sicuro e soprattutto economico, malgrado orari approssimativi; le barche impiegate, due all’inizio del Settecento, divennero dodici alla fine del secolo.

Uno di questi “barchett”, quello di Boffalora, divenne celebre grazie a una commedia di Carlo Righetti, in arte Cletto Arrighi, poeta milanese della corrente dalla Scapigliatura, che nel 1870 scrisse una commedia intitolata appunto “El barchett de Boffalora”, che ebbe oltre mille repliche al Teatro di Milano.

C’erano anche dei personaggi tipici, come: quel de la baslètta, che era il bigliettaio che, a navigazione iniziata, passava con un cestello fondo, appunto la basla, nel quale i passeggeri versavano il prezzo della corsa; quell de la riffa che richiedeva el sesin, per far partecipare i passeggeri ad una lotteria il cui premio consisteva in certi dolci coperti di zucchero umidiccio. Le chiacchiere, all’inizio fiorivano, poi, con il passar del tempo, languivano. Allora entrava in azione el torotèla, il cantastorie che, suonando una chitarra o la ghironda, cantava filastrocche, canzoni popolari ecc. Altre volte c’era el Baltramm, nota maschera di Gaggiano, che vendeva pianeti, ossia la fortuna.

Le Caratteristiche del Barchett

Costruita in rovere, la barca corriera doveva essere lunga diciassette metri e mezzo e non più larga di due e novanta, priva di sporgenze esterne per non danneggiare le sponde. Il fondo era piatto, anche se il Regolamento del 26 novembre 1822 disponeva che per il terzo anteriore “le sponde concorrendo a congiungersi fra loro costituirebbero la prora, allo scopo d’incontrare minor resistenza nel movimento”.

La parte destinata ai passeggeri (il casello) non doveva occupare più di un terzo della lunghezza dello scafo, essere dotata di quaranta posti a sedere su panche fisse trasversali, altezza massima 2,35 m, ai fianchi almeno 1,62, con l’eventuale copertura in legno dolce, con timone a pala. La velocità massima raggiunta era vicina ai 20 km, soprattutto in un paio di rapide, che, anche se non pericolose, imprimevano un’andatura di tutto rispetto.

Il Barchett oggi

Vari tentativi sono stati fatti per costruire una replica di tale imbarcazione, ma fu solo il 19 aprile 1998, che il progetto si è concretizzato, grazie al sostegno economico di ditte private, di Associazioni Storiche, soprattutto quella chiamata La Piarda di Boffalora e all’impegno di Ermanno Tunesi, instancabile centro di notizie per tutto quello che riguarda ampi stralci della storia milanese ed entusiasta promotore culturale di mille iniziative.

Nel 2013, in occasione del centenario dell’ultimo viaggio, è stato ricostruito un nuovo barchetto, su modello di quello esistente nel 1840.

Il Barchett de Boffalora all’approdo Gian Galeazzo Visconti a Boffalora Sopra Ticino

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Fonte:

– I Luoghi dell’acqua: Caro Naviglio… Viaggio attraverso 800 anni di storia e di leggende. Renato Sabatino
– https://www.nauticareport.it/dettnews.php?idx=6&pg=5715