Le Cartiere Binda

La storia delle Cartiere Binda sul Naviglio Pavese

Le Cartiere Binda furono fondate da Ambrogio Binda, imprenditore del XIX secolo, nato nel 1811 a Milano. Dopo diverse esperienze in fabbriche, nel 1855 decise di dedicarsi alla produzione della carta, un materiale che all’epoca doveva essere in larga parte importato dall’Europa del Nord.

Tuttavia, lo stabilimento vide luce solo nel 1857, poiché l’Impero Austriaco, che non vedeva di buon occhio la creazione di grandi fabbriche in Lombardia, territorio che giudicavano ormai pericolosamente ribelle e infiltrato da idee socialiste, diede il permesso di costruire la fabbrica solo in quell’anno.

Il Binda, insieme al figlio Carlo e ad altri venti soci, per costruire la nuova fabbrica aveva individuato i terreni adiacenti alla Conca Fallata, sul Naviglio Pavese, fuori quindi le mura spagnole: una posizione scomoda, ma strategica.

La nuova fabbrica, completata nel 1859, si trovava infatti proprio di fronte alla conca e a pochi metri dall’incrocio tra lo stesso Naviglio e il Lambro Meridionale. In quei due punti, i due canali compivano dei salti d’acqua di quasi 5 metri, che, qualche anno più tardi, permisero al Binda di impiantare due centrali idroelettriche che andarono ad alimentare la cartiera.

Le cartiere Binda raffigurate in una stampa d’epoca

Per la nuova cartiera Ambrogio Binda assunse oltre 1.200 nuovi operai molti dei quali, vista la lontananza da Milano, iniziarono a stabilirsi nei dintorni della cartiera. Così, l’imprenditore, che aveva già mostrato un’etica da perfetto industriale “liberista” – cioè che con opere di capitalismo illuminato poteva garantire lo sviluppo sociale, economico e culturale del proletariato – costruì per i suoi dipendenti palazzi residenziali, scuole, spacci alimentari, osterie, negozi, teatro, asilo. Un progetto che vent’anni dopo fu replicato a Crespi d’Adda

I primi anni d’attività recano subito grandi successi, complice anche il fatto che, dal 1860, si diffusero nel Lombardo Veneto e in generale in tutta Europa, i giornali quotidiani.

Il Binda fu anche il primo a introdurre in Italia la produzione di carta dalla cellulosa e non dagli stracci, riuscendo così a diminuire i prezzi di produzione e a garantire forniture colossali di carta, inoltre, la presenza del Naviglio Pavese garantiva poi una comoda via d’acqua per portare la carta a Milano.

il canale di derivazione del Naviglio Pavese lungo la cartiera a inizio del Novecento

La cartiera era un vero gioiello per l’epoca, vantando ben dieci liscivatori e sei caldaie a vapore che permettevano di produrre oltre 3 milioni di chili di carta all’anno, carta che venne presto esportata in USA, Australia, India e in tutta Europa.

Purtroppo, nel 1871, buona parte della cartiera della Conca Fallata andò a fuoco, comportando il licenziamento di oltre 600 operai e danni per oltre 2 milioni di lire. Il Binda non si riprese più dall’incendio della sua fabbrica, che il figlio Carlo procedette rapidamente a far ricostruire. Così a soli 63 anni, nel 1874 Ambrogio Binda si spense.

Cartiere Binda alla conca Fallata negli anni ’70

Successivamente, la Cartiera Binda, guidata dal figlio Carlo, fu duramente colpita dalla grave crisi del settore cartaio che la condusse, nel 1985, alla fusione con le Cartiere De Medici, (fino ad allora controllata dalla famiglia Cirla, erede dei fondatori Binda), deliberando anche il cambiamento della propria denominazione in Cartiere Binda De Medici (diventata poi, nel 1989, l’attuale Cartiere Sottrici Binda)

La Cartiera continuerà a produrre fino al 1997, anno in cui le strategie di riconversione della nuova proprietà ne imporranno la chiusura l’anno seguente.

Gli edifici oggi

Oggi il complesso della Cartiera Binda si trasforma in residenze, con un progetto che ne rispetta scrupolosamente l’impianto generale post-incendio del 1871, conservandone integro il sapore di archeologia industriale.

Le Cartiere Binda Oggi
Cartiere Binda riprese dall’alto. Google Maps

Fonti:

http://www.lecortiallalzaia.it/storia.php

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