La Cascina Pelucca di Zibido San Giacomo

La dimenticata Cascina Pelucca sul Naviglio Pavese

Poche persone si ricordano della Cascina Pelucca che esisteva a fianco del Naviglio Pavese nel Comune di Zibido San Giacomo, fra il paese di Badile e Moirago.

Questo perché, purtroppo, è stata demolita molti anni fa, intorno al 1960, quando ormai i traffici sul Naviglio Pavese stavano pian piano scomparendo, a favore del trasporto su gomma e rotaia.

La storia della Cascina Pelucca

Le sue origini sono molto antiche, risalgono infatti alla concessione di Gian Galeazzo Visconti del 1396 alla Certosa di Pavia.

Nel 1722, la Cascina è citata nel catasto Teresiano unitamente a Badile; mentre, successivamente, in occasione della ripresa dei lavori di costruzione del naviglio Pavese tra il 1805 e 1811 venne demolita e ricostruita, spostata però di lato qualche decina di metri dal suo luogo originario, in quanto interferiva con il tracciato del naviglio stesso, su decisione dell’ ing. Parea che supervisionava i lavori.

Realizzazione architettonica in 3D che illustra in modo preciso detta cascina – Silvio Zavan

Intervista a Silvio Zavan, abitante della Cascina Pelucca negli anni ’50

La Cascina nell’Ottocento

“Ci fu un tempo in cui la cascina era costituita in comune e contava 25 famiglie – che allora era una discreta entità – tuttavia, dopo varie vicende, fu inglobata nel comune di Zibido San Giacomo unitamente a Badile”.

Da qui seguirà un lento declino per la Cascina, che porterà infine alla sua demolizione…

Non si conoscono le cause per cui è stata demolita, tuttavia, è probabile immaginare che sia dovuto a motivi economici.

La Cascina era molto ben congegnata e completa: era dotata di stalle e mulino, una grande disponibilità di fonti d’acqua (il Naviglio Pavese e le rogge circostanti), un forno per la cottura del pane e varie strutture necessarie per la coltivazione.

“C’erano infatti coltivazioni di riso, mais e frumento, oltre che produzione di latte – anche nei mesi invernali – , poiché si coltivavano prati a marcita che garantivano erba fresca per le mucche”.

Degno di nota inoltre era il fontanile, che forniva acqua pura e fresca con un getto a fontana dell’altezza di circa 1 metro! Era una Cascina molto armoniosa ed autosufficiente, tanto che aveva persino la luce elettrica tramite generatore a 120 Volt azionato dalla pala del mulino”.

Tuttavia, la trascuratezza ne determinò il deterioramento, che, a partire anni ’50, portò alla progressiva demolizione.

La vita in Cascina

La vita in Cascina non era propriamente un divertimento, perché lì tutti lavoravano ed avevano il loro da fare: c’era ben poca gente che poteva permettersi di fare poco…

Divertimenti praticamente zero – infatti, per mancanza di attività “ricreative”, nascevano molti figli. La televisione, il telefono, il tablet e altre diavolerie moderne non c’erano e manco le sognavamo. Alla radio trasmettevano delle commedie, ma solo in certi orari, ed essendoci una sola radio, alla sera ci si riuniva nello stallino dei cavalli per ascoltarle.

 Bambini e ragazzini invece si divertivano un po’ di più, perché, avendo meno impegni, potevano dedicarsi anche a dei giochi molto semplici, come rincorrere un cerchione, fare il giro d’Italia con le biglie – che noi chiamavamo “cicchette” – oppure andare in giro per i prati a curiosare.

Mi ricordo infatti che, essendo la cascina sul bordo del Naviglio Pavese, noi ragazzini ci divertivamo ad andare a far saltare i sassi nell’acqua e a vedere i barconi che passavano carichi di ghiaia, trainati da cavalli – il più delle volte molto magri e stremati – quando si trattava di salire a Milano.

Invece, quando questi tornavano vuoti per andare a Pavia sfruttando la corrente, ci intrattenevamo qualche minuto con i barcaioli, i quali venivano in corte a prendere un po’ d’acqua fresca da bere e poi riprendevano il viaggio.

Ponte levatoio a Badile, disegno dal gruppo Facebook “Sei di Badile se…”

Qualche volta, quando pioveva troppo, i livelli dell’acqua si alzavano ed andavano ad ingrossare i torrentelli che di conseguenza allagavano la cascina; così ti trovavi con i tavoli di alcune case che galleggiavano a mezz’aria nonostante ciò gli riconoscevamo grandi utilità sia agricole che di trasporto materiali serviti a ricostruire Milano

Era una vita semplice e un po’ faticosa, abbiamo subito un po’ di privazione, perché durante la fine della guerra e oltre anche in campagna non è che c’era troppo cibo, però bastava.

A me sembra che si viveva benino a livello umano, con buona solidarietà fra di noi, non certamente per le fatiche.

Il rapporto con il Naviglio ed il ponte di Badile

Arrivati quasi a Badile c’era una piccola rientranza, una sorta di darsena che dava la possibilità di fermarsi per vare necessità, anche per verificare se dall’altra parte non ci fosse in arrivo un’altra chiatta che poteva ostruire il passaggio per il ponte.

Si trattava di un ponte levatoio, almeno la seconda versione di questo, perché prima vi era un ponte di legno galleggiante e – dicono – anche rotante. Credo nel senso che si potesse tirare un po’ di lato non credo altro; io non me lo ricordo bene, ero piccolino, però mi ricordo bene quando c’erano tutti gli operai fabbri/ferraioli che, a cavallo della struttura, lo stavano costruendo ribattendo i chiodi a caldo perché il ponte era tutto in carpenteria metallica.

Ponte levatoio di Badile in ferro, 1950 circa

Al mattino andavamo a scuola e attraversavamo il ponte, probabilmente di legno, successivamente – credo 1955 circa – il ponte venne rifatto in ferro. Mi ricordo che vi era una donna incaricata di sorvegliare il ponte e di eseguire le manovre.

Veniva e lo alzava tramite un argano facendo una modesta fatica, grazie ai contrappesi che bilanciavano il tutto. Ci faceva passare, poi, molto gentilmente, ci faceva attraversare la strada provinciale per Pavia, permettendoci di andare a scuola.

Quando invece erano i barconi che arrivavano in darsena e si trovavano il ponte abbassato, suonavano una trombetta e la signora sapeva che doveva alzare il ponte.

Mentre per le poche macchine che vi transitavano non c’erano problemi, in quanto la casa era a tiro di voce sulla sponda del naviglio – credo esista ancora tra l’altro -.

Per noi il Naviglio è sempre stato una presenza amica, diciamo; potevamo pescare e a volte ci facevamo pure delle belle nuotate, a rischio di qualche sculacciata.

Inoltre, mi ricordo che si faceva anche l’albero della cuccagna sopra il Naviglio: un vero spasso!

Sezione del Naviglio Pavese a Badile, da “Canale di Pavia”, 1850 circa.
Ringraziamenti

Si ringrazia Silvio Zavan per avermi fatto scoprire la Cascina Pelucca e per essersi reso disponibile per l’intervista.

Le fotografie ed i testi non possono esser utilizzati previa autorizzazione.

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