Cosa significa “Fare San Martino”?

Scopri perché si dice “Fare San Martino

Avrai sicuramente sentito una volta nella tua vita questa espressione “Fare San Martino”, oppure in dialetto “fàa Sàn Martín“, ma sono sicuro che anche tu hai dovuto cercare su internet il significato di questa espressione.

Cascina Campagnolo a San Cristoforo sul naviglio Grande

Il significato e l’origine dell’espressione

“Fare San Martino” significa “cambiare lavoro“, ed era un’espressione utilizzata soprattutto nei territori con vocazione agricola, che tuttavia, nei giorni nostri ha perso di significato.

Per capire pienamente questo modo di dire, dobbiamo innanzitutto tornare indietro con gli anni, quando la pianura padana era ancora prevalentemente agricola ed una significativa parte della popolazione era occupata in qualità di braccianti o contadini.

All’epoca, il contadino abitava sul luogo di lavoro, in un’abitazione messa a disposizione dal datore di lavoro, all’interno del cascinale; di conseguenza, un cambio di lavoro comportava quindi un trasloco per il contadino e tutta la sua famiglia.

Bisogna inoltre ricordare che l’anno lavorativo dei contadini terminava agli inizi di novembre, dopo la semina, ed il contratto di lavoro veniva rinnovato di anno in anno. Qualora questo non accadeva, il contadino era quindi costretto a trovare un altro lavoro e spostarsi in una cascina successiva.

La data scelta per il trasferimento, per tradizione e per ragioni climatiche (periodo in cui la natura ci illude che sia ancora estate, detta appunto estate di San Martino), era quasi sempre l’11 novembre, giorno in cui la Chiesa ricorda San Martino di Tours, un vescovo cristiano vissuto nel IV secolo.

Quando il contadino era costretto a cambiare lavoro, era solito raccogliere le poche cose che possedeva e sistemarle su un carretto, insieme con la sua famiglia, ed iniziare un nuovo viaggio verso la cascina successiva, in cerca di lavoro.

In quel giorno, non era insolito notare lunghe file di carri, spinti dai contadini o trainati da animali, che si incrociavano e si facevano forza a vicenda, condividendo speranze ed emozioni.

Curiosità

L’usanza più famosa legata a questo giorno è sicuramente quella di consumare il vino nuovo con le caldarroste ; infatti il proverbio recita

A San Martino ogni mosto diventa vino”

A quei tempi inoltre, la sera stessa o la giornata successiva alla festa di San Martino era considerata una specie di “capodanno contadino”, in cui era solito un pranzo a base d’oca, appunto l’“oca di San Martino”.

Chi no magna oca a San Martin, no’l fa el beco de un quatrin”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *