Il laghetto di Santo Stefano

Inizialmente i barconi che trasportavano i marmi estratti dalle cave di Candoglia, necessari per la costruzione del Duomo, arrivavano a Milano fino al Laghetto di S. Eustorgio (l’attuale Darsena di Porta Ticinese) a circa 2 km dal Duomo, pieni di migliaia di tonnellate del prezioso materiale, percorrendo così l’ultimo tratto via terra.
All’inizio del ‘400, l’importante invenzione tecnica delle conche di navigazione (in seguito perfezionate da Leonardo da Vinci) riuscì a risolvere questo problema: infatti nel 1439, con la costruzione della Conca di Viarenna e il collegamento alla Cerchia interna, le imbarcazioni arriveranno fino al Laghetto di S. Stefano, bacino scavato appositamente, a soli trecento metri dal Duomo; da lì i blocchi di marmo, dopo essere stati caricati con apposite gru (chiamate “falcone” e “falconetto”), percorrevano gli ultimi metri su robusti carri fino alla “Cascina degli Scalpellini“, per essere poi trasformati in statue, fregi, doccioni e guglie.
 
Il laghetto sarà il primo tratto dei navigli ad essere chiuso. Fu l’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe nel 1857 (mancava poco all’unità d’Italia), in accordo con il direttore dell’ospedale, a decretarne la sua fine dopo una visita alla Ca’ Granda, l’Ospedale Maggiore, in quanto verificò di persona che le zanzare e le cattive esalazioni dell’acqua (pressocchè stagnante) rendevano la degenza degli ammalati decisamente più difficile.
 
Oggi rimane la toponomastica a ricordar il bacino artificiale con “via laghetto” e piazza Santo Stefano.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *